Superflare stellari forse non così pericolosi per la vita, almeno quelli delle nane rosse

Le stelle possono espellere violentemente particelle le quali possono danneggiare gravemente le atmosfere degli esopianeti che orbitano intorno a loro (credito: Istituto Leibniz di Astrofisica Potsdam/J. Fohlmeister)

I cosiddetti “superflare”, quelle potenti eruzioni che molte stelle emettono periodicamente, alla fine potrebbero non essere così pericolosi e negativi per la vita secondo un nuovo studio pubblicato su Notices of the Royal Astronomical Society. Alcuni studi, condotti soprattutto negli ultimi anni durante i quali le scoperte di esopianeti sono state tantissime, hanno infatti suggerito che queste eruzioni di particelle stellari sono così potenti che possono cambiare, modificare o addirittura far sparire le atmosfere dei pianeti che orbitano intorno alle stelle che li emettono.

Se i brillamenti partono dalle zone dei poli non sono pericolosi

Si tratta di brillamenti molto grandi, molto più potenti di quelli che oggi siamo abituati a vedere sul Sole, come spiega James Davenport, assistente professore di astronomia all’Università di Washington e uno degli autori dello studio. Come spiega il ricercatore, quando questi brillamenti si verificano alle latitudini stellari più alti, sostanzialmente nei pressi dei poli della stella, difficilmente si dirigono verso i pianeti.
Quando invece colpiscono i pianeti, questi grossi brillamenti emettono una quantità enorme di particelle energetiche che possono far addirittura evaporare le atmosfere.

Dati raccolti dal telescopio spaziale TESS

In questo caso i ricercatori hanno usato i dati raccolti dal telescopio spaziale TESS per analizzare in particolare i superflare prodotti dalle nane rosse. Queste stelle, più piccole del nostro sole e con una massa ed una temperatura inferiori, sono tra le più diffuse nella nostra galassia.
Il telescopio spaziale atrovato moltissimi pianeti che orbitano intorno a queste stelle e dunque la questione relativa ai superflare che emettono è di vitale importanza in relazione alle possibilità di esistenza di vita extraterrestre.

Brillamenti di luce bianca delle nane rosse

I ricercatori hanno analizzato i “brillamenti di luce bianca” delle nane rosse in rapida rotazione. Si tratta di brillamenti che durano un po’ più a lungo del normale e quindi più facilmente analizzabili. Analizzando un totale di 3000 nane rosse i cui dati erano presenti tra quelli raccolti da TESS, i ricercatori ne hanno individuato quattro per le quali potevano applicare il loro nuovo metodo. Hanno dunque analizzato la curva di luce di questi brillamenti per calcolare la latitudine stellare della loro origine. Scoprivano che tutti e quattro si verificavano sopra i 55 gradi di latitudine, dunque molto vicino ad uno dei due poli.

Superflare di solito partono dalle zone dei poli delle stelle?

Certo, si tratta solo di quattro stelle ma i dati restano comunque significativi: se i brillamenti partissero senza preferenze da tutte le latitudini delle stelle, analizzare quattro stelle e trovare brillamenti che partono tutti e quattro da latitudini così vicine ad uno dei poli è abbastanza difficile. Le probabilità sarebbero addirittura di una su 1000 secondo quanto spiega il comunicato pubblicato sul sito della stessa Università di Washington.

Nane rosse in rapida rotazione hanno campi magnetici più forti vicino ai poli

Questo vuol dire che i superflare di solito partono dalle regioni vicino ai poli delle stelle? Difficile da dire. Si tratta di un indizio relativo al fatto che i brillamenti più grandi, dunque quelli più pericolosi per la vita e per le atmosfere dei pianeti, sembrano, almeno di solito, non partire dalla zona dell’equatore ma dalle zone vicino ai poli, al contrario di quanto avviene sul Sole (dove però sono più deboli), come spiega Ekaterina Ilin, una studentessa di dottorato dell’Istituto di astrofisica di Leibniz che ha partecipato allo studio.
Ciò è dovuto, secondo i ricercatori, dal fatto che in queste stelle in rapida rotazione vicino ai poli tendono a formarsi campi magnetici più forti.
“La natura ci sta dicendo qualcosa di importante su come queste piccole stelle tipicamente giovani producono campi magnetici molto più forti del nostro sole”, spiega Davenport. “Ciò ha enormi implicazioni sul modo in cui pensiamo ai pianeti che li orbitano”.

Note e approfondimenti

  1. Giant white-light flares on fully convective stars occur at high latitudes | Monthly Notices of the Royal Astronomical Society | Oxford Academic (IA) (DOI: 10.1093/mnras/stab2159)

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