Supernove spinsero ominidi a camminare su due gambe secondo nuova teoria

Le supernovae potrebbero aver influenzato fortemente l’evoluzione umana inducendo gli esseri umani stessi a camminare su due gambe secondo un particolare ed interessante studio apparso sul Journal of Geology, condotto da un gruppo di ricercatori dell’università dell’Arkansas.

Secondo i ricercatori varie supernovae sarebbero esplose in quello che può essere considerato come l’immediato vicinato cosmico della Terra, ossia ad una distanza tra 100 e 50 parsec (tra 326 e 163 anni luce di distanza).
Queste esplosioni stellari sarebbero avvenute in un periodo compreso tra l’epoca del pliocene fino all’era glaciale e sarebbero iniziate all’incirca 8 milioni di anni fa con un picco avvenuto circa 2,6 milioni di anni fa.

Le supernovae avrebbero provocato l’immissione di una valanga di elettroni nella bassa atmosfera terrestre, cosa che avrebbe scatenato una catena di eventi che ha poi portato i primi ominidi a diventare bipedi, ossia a camminare perlopiù sulle due gambe.

Le supernovae, infatti, avrebbero causato una forte ionizzazione atmosferica che a sua volta avrebbe innescato un enorme aumento dei fulmini. Questi ultimi avrebbero provocato vasti incendi boschivi in tutto il mondo che avrebbero forzato gli antenati dell’Homo sapiens a sviluppare il bipedalismo a causa degli habitat sempre più rappresentati dalle savane e non da zone alberate.

Secondo Adrian Melott, professore di fisica e astronomia all’Università dell’Arkansas, la tendenza a camminare esisteva già prima di questi eventi tuttavia, dopo la forte conversione dei loro habitat alla savana, gli stessi ominidi sarebbero stati forzati a camminare più spesso sulle due gambe.
Gli incendi, in un certo senso, avrebbero dunque accelerato un processo evolutivo probabilmente già in corso.

Per sviluppare questa teoria, gli scienziati hanno analizzato la ionizzazione dell’atmosfera provocata dai raggi cosmici in queste epoche studiando in particolare i depositi di ferro-60 nei terreni, testimonianza a loro volta dal bombardamento dei raggi cosmici. I risultati mostrerebbero la presenza di molto più carbone e fuliggine nel mondo a partire da qualche milione di anni fa.

Tuttavia questi eventi non dovrebbero ripetersi presto. La stella più vicina alla Terra che potrebbe prossimamente esplodere, Betelgeuse, è lontana 652 anni luce, una distanza troppo grande, secondo lo stesso Melott, per creare problemi simili.

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