Svizzeri decidono che caffè non è essenziale e intendono limitarne scorte nazionali

Forse qualcuno non ne è a conoscenza ma la Svizzera sta da decenni sta accumulando tonnellate di scorte di cibo onde alimentare tutti i suoi abitanti per mesi, o forse anche per anni, in caso di una nuova guerra mondiale che sconvolga nuovamente l’Europa.
È essenziale, però, scegliere quali alimenti o bevande conservare onde massimizzare l’efficienza delle stesse scorta in caso di emergenza.

A tal proposito il consiglio federale svizzero ha rilasciato un comunicato nel quale annuncia che è stato proposto di non conservare più il caffè in queste scorte. Il caffè, secondo il comunicato, “non contiene quasi calorie e quindi non apporta alcun contributo alla sicurezza alimentare da un punto di vista nutrizionale”, anche se, come riferito nello stesso comunicato, esistono delle “ragioni psicologiche” in relazione al consumo di questa bevanda che vanno comunque valutate.

Il sistema di riserve alimentari di emergenza è stato istituito in Svizzera tra prime la seconda guerra mondiale. Queste riserve potrebbero servire in caso di guerra ma anche in casi di calamità naturale o epidemie. Questa nazione, infatti, è relativamente isolata, a causa della presenza di catene montuose che la circondano, dal resto dell’Europa, caratteristica che può favorirla per certi versi, ad esempio in caso di guerra globale, ma anche diventare un problema in altri contesti emergenziali.

In seno a questa proposta già diverse proteste sono nate, come riferisce la Reuters. In molti, infatti, sostengono che questa bevanda porti comunque dei benefici alla salute grazie, per esempio, alla presenza di antiossidanti e vitamine, caratteristica che non è stata valutata con attenzione.
Ad oggi sembra siano stati accumulati Dagli svizzeri più di 15.300 tonnellate di chicchi di caffè non torre fatti, una quantità che potrebbe garantire un’autonomia di tre mesi a tutti i bevitori di caffè del paese.

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