Tachicardia posturale ortostatica, ricercatori affermano di aver trovato biomarcatore

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Toledo, Stati Uniti, dichiara di aver scoperto quello che può essere considerato come un potenziale ed utile marcatore per la sindrome da tachicardia posturale ortostatica (postural orthostatic tachycardia syndrome, POTS).

Questa scoperta rinforza l’idea che questa sindrome è una patologia autoimmune che potrebbe essere individuata in futuro anche con un esame del sangue.
La sindrome da tachicardia posturale ortostatica si verifica quando diminuisce la pressione sanguigna e aumenta il battito cardiaco nel momento in cui ci si trova in piedi. Questo fenomeno può portare a palpitazioni cardiache, vertigini e nei casi più gravi a svenimenti.

Altri sintomi possono essere rappresentati da dolori vari, problemi gastrointestinali, emorragie, affaticamento e ansia.
Si tratta però sostanzialmente di una diagnosi clinica, difficile da individuare perché le cause spesso non appaiono correlate.
Ad oggi viene individuata nel momento in cui aumenta la frequenza cardiaca quando ci si trova in piedi, come specifica Blair Grubb, professore di medicina e pediatria dell’Università Americana.

Si tratta di una situazione che può diventare presto frustrante non solo per i pazienti ma anche per i medici che intendono individuare le cause esatte degli stessi sintomi.
Nel nuovo studio, pubblicato oggi sul Journal of American Heart Association, i ricercatori dichiarano di aver eseguito un’analisi trasversale di 55 pazienti, di cui 52 femmine, più ampia di tutte quelle effettuate in relazione a questa patologia in precedenza.

A seguito dei risultati che hanno ottenuto effettuando le analisi del sangue, i ricercatori pensano di aver identificato una biomarcatore di questa condizione nel numero di autoanticorpi del recettore A1 adrenergico, un numero che in diversi pazienti risultava più elevato.
“Secondo i nostri risultati, gli autoanticorpi contro questo particolare recettore dovrebbero essere presenti in circa il 90 percento dei pazienti con POTS”, dichiara William Gunning, professore di patologia e autore principale dello studio.

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