Tazze monouso possono rilasciare trilioni di nanoparticelle di plastica secondo nuovo studio

Credito: New Africa, Shutterstock, ID: 1946167054

I rivestimenti interni delle tazze monouso, di quelle che per esempio si usano per prendere il caffè, possono rilasciare trilioni di nanoparticelle di plastica secondo un nuovo studio condotto da ricercatori del National Institute of Standards and Technology (NIST).[1] Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology.[2]

Tazze monouso che si usano per le bevande calde

I ricercatori hanno sottoposto ad analisi vari oggetti comuni tra cui i sacchetti di nylon che si usano in ambito alimentare, i rivestimenti di plastica trasparente che si collocano nelle teglie per ottenere superfici antiaderenti e le tazze monouso che si usano per le bevande calde. Queste ultime in particolare vedono la presenza di un rivestimento fatto di polietilene a bassa densità (LDPE), una plastica flessibile e morbida.
I ricercatori hanno riempito questi bicchieri con acqua ad una temperatura di 100 °C per una ventina di minuti per scoprire quante particelle venivano rilasciate.[1]

Metodo particolare per isolare le nanoparticelle di plastica

Tramite un metodo particolare sono riusciti ad isolare le nanoparticelle di plastica dall’acqua e dal resto della soluzione, un metodo che è stato usato in passato anche per rilevare le minuscole particelle in atmosfera.
Dopo aver “filtrato” le nanoparticelle di plastica, le hanno ordinate a seconda della loro dimensione. Le hanno esposte a vapore caldo di butanolo in modo da poterle raffreddare molto velocemente. Dopo che l’alcol si condensava, infatti, le stesse nanoparticelle tendevano a gonfiarsi diventando più grandi e quindi facilmente rilevabili.
Con l’ausilio dei computer, poi, hanno contato le particelle e, tramite microscopia elettronica a scansione, ne hanno analizzato la composizione chimica.[1]

Scoperte

Alla fine hanno scoperto che la dimensione media delle particelle che veniva rilasciata nella soluzione acquosa nelle tazze era compresa tra 30 e 80 nanometri. Solo poche di esse superavano i 200 nanometri.
Secondo Christopher Zangmeister, chimico del NIST ed uno degli autori dello studio, questa ricerca è stata diversa da altre simili in quanto “queste nanoparticelle sono davvero piccole e un grosso problema perché potrebbero entrare all’interno di una cellula, eventualmente interrompendone la funzione” anche se questo studio non dimostra che ciò può avvenire. Inoltre, come fa notare lo stesso ricercatore, ancora non esiste un test standard per misurare l’LDPE rilasciato nell’acqua dalle comuni tazze di caffè monouso e questo studio potrebbe rivelarsi molto utile proprio in questo ambito.[1]

Note e approfondimenti

  1. NIST Study Shows Everyday Plastic Products Release Trillions of Microscopic Particles Into Water | NIST
  2. Common Single-Use Consumer Plastic Products Release Trillions of Sub-100 nm Nanoparticles per Liter into Water during Normal Use | Environmental Science & Technology (DOI: 10.1021/acs.est.1c06768)

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