
Un nuovo studio pubblicato su Biomolecules[1] rivela che il lavoro da casa, sebbene sempre più diffuso, non ha modificato in modo sostanziale la distribuzione geografica della forza lavoro qualificata nel Regno Unito.
La flessibilità non cambia la geografia
Dopo la pandemia, molti speravano che il lavoro da remoto avrebbe aiutato le regioni in difficoltà ad attrarre talenti. Tuttavia, la ricerca coordinata da Jackie Wahba e David McCollum dimostra che la maggior parte dei lavoratori continua a vivere vicino ai grandi centri urbani, seguendo modelli ibridi che prevedono comunque la presenza fisica sul posto di lavoro per alcuni giorni. Questo frena la diffusione della forza lavoro qualificata su scala nazionale.
I motivi reali dietro i trasferimenti
Quando i lavoratori altamente qualificati cambiano residenza, lo fanno per motivi abitativi e familiari più che per motivi professionali. Ciò indica che l’idea che il lavoro da remoto possa incentivare lo sviluppo di aree meno ricche non trova riscontri nei dati attuali.
Rischio di disuguaglianze più marcate
I ricercatori avvertono che, senza interventi politici concreti, il lavoro da casa potrebbe addirittura accentuare i divari esistenti. Mentre alcune città vedono vantaggi come una maggiore attrattività e risparmio sugli spazi ufficio, altre lottano con centri svuotati, cultura aziendale indebolita e limiti strutturali all’adozione del lavoro da remoto.
Cosa serve davvero per attrarre talenti
Per i professionisti è cruciale vivere in luoghi che offrano buone scuole, servizi sanitari efficienti, spazi verdi e infrastrutture moderne. Secondo Wahba, servono dati migliori per comprendere pienamente il fenomeno e investimenti strategici per fare in modo che la flessibilità lavorativa contribuisca alla crescita di tutto il Paese, non solo delle aree già privilegiate.


