Telescopio James Webb ci farà guardare indietro nel tempo

Credito: santiagogarci17, Pixabay, 6730398

Il telescopio James Webb, che sarà lanciato nello spazio a dicembre, è il più potente mai costruito e la stessa missione di lancio, che vedrà lo strumento raggiungere un punto molto lontano dalla Terra, molto di più rispetto al punto orbitale del telescopio Hubble, è una delle più complicate mai messe in atto dall’uomo.
Ma una delle caratteristiche che attraggono di più di questo telescopio, come spiega su The Conversation Chris Impey, professore di astronomia all’Università dell’Arizona, e il fatto che può letteralmente guardare “indietro nel tempo”.

Luce permette di guardare “indietro nel tempo”

È un po’ la caratteristica di tutti telescopi più potenti: dato che la luce impiega tanto tempo ad arrivare da luoghi distanti fino alla Terra, quello che osserviamo con i telescopi può essere capitato, dal nostro punto di vista temporale, moltissimo tempo fa. A volte gli oggetti che osserviamo probabilmente oggi non esistono neanche più.
Con caratteristiche come quelle del James Webb sarà possibile, tra le altre cose, dare uno sguardo molto più approfondito nel cosiddetto universo primordiale, quando l’universo aveva solo poche centinaia di milioni di anni, dopo che la luce aveva cominciato a propagarsi per la prima volta.

Universo primordiale all’infrarosso

La luce dell’universo primordiale, cioè quella delle prime stelle e delle prime galassie, spiega Impey, giunge oggi a noi sulla lunghezza d’onda dell’infrarosso perché è soggetta ad un fenomeno denominato redshift. Questo fenomeno fa spostare la luce da lunghezze d’onda più corte verso lunghezze d’onda più lunghe, come quelle all’infrarosso. Quando la luce emessa da una galassia 13 miliardi di anni fa raggiunge la Terra, questa luce è stata allungata di un fattore 10 dalla stessa espansione dello spazio, arrivando dunque come luce infrarossa.

Campo visivo almeno 15 volte più ampio

Il telescopio James Webb è stato progettato proprio per acquisire questo tipo di luce e dunque per analizzare l’universo primordiale. Inoltre potrà lavorare su un campo visivo che risulterà almeno 15 volte più ampio rispetto a quello del telescopio spaziale Hubble. In pratica raccoglierà molta più luce e lo farà in meno tempo, soprattutto quella infrarossa.
Tra l’altro questi dati “primordiali” potrebbero aiutarci non solo a comprendere la formazione delle prime galassie e delle prime stelle ma anche, si spera, le caratteristiche della materia oscura.

Prima strategia di osservazione

Quale sarà la strategia usata dagli scienziati? Probabilmente all’inizio si posizionerà il telescopio affinché “fissi” un pezzo di cielo scandagliando nella profondità e raccogliendo quanta più luce possibile da quel pezzetto di universo. In realtà, come tra l’altro è successo anche con Hubble, difficilmente possiamo immaginare le meraviglie che questo telescopio ci farà scoprire nel corso dei prossimi anni.

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