Telescopio robotico individuerà 35 milioni di galassie, quasi tutte quelle che possiamo vedere

Nicholas U. Mayall Telescope (credito: Montebest, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons)

I sistemi robotici collegati ai telescopi terrestri si fanno sempre più complessi e automatizzati supportati anche dai progressi degli algoritmi di intelligenza artificiale sempre più potenti. Ne è un esempio il Nicholas U. Mayall Telescope di 4 metri situato sul Kitt Peak in Arizona che, grazie ad un nuovo sistema robotico, denominato Dark Energy Spectroscopic Instrument (DESI), comincerà a mappare dal mese prossimo decine di milioni di galassie.

I ricercatori sperano di completare l’intera mappa, o buona parte di essa, delle galassie che possiamo vedere entro il 2025.
Nel comunicato stampa si parla di almeno 35 milioni di galassie che il sistema potrà individuare, e dunque classificare, un numero che coprirebbe gran parte delle galassie individuabili dalla Terra numero limitato anche dalla intrinseca espansione accelerata dello spazio.

Un numero così grande di galassie permetterà la creazione di nuovi modelli i quali a loro volta permetteranno di studiare in maggior dettaglio l’aggregazione delle galassie stesse.

Inoltre l’individuazione di decine di milioni di galassie potrebbe portare ad una comprensione più profonda delle stesse modalità di espansione dello spazio, compresa l’accelerazione cosmica relativa all’espansione stessa.
E ancora potremmo avere una migliore comprensione della natura dell’energia oscura, una sorta di “pressione” costante sul tessuto dello spazio che gli scienziati non sono in grado di spiegare.

I ricercatori saranno in particolare capaci di analizzare con maggior dettaglio le oscillazioni acustiche barioniche, schemi di ondulazione nel raggruppamento delle galassie.
Queste increspature furono create nell’universo durante i primi 400.000 anni dopo il big bang, quando l’universo stesso era solo una massa vorticosa di particelle di energia.

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