Telescopio terrestre usato per osservare direttamente esopianeta orbitante intorno ad Alfa Centauri A

I ricercatori hanno usato un particolare e complesso sistema di imaging nel medio infrarosso lavorando sulle immagini di Alfa Centauri A e B e, dopo la rimozione di artefatti, hanno ottenuto l'immagine di una piccola macchia luminosa (C1) che probabilmente è quella della luce riflessa di un esopianeta orbitante intorno ad Alfa Centauri A (credito: DOI: 10.1038/s41467-021-21176-6 | Nature Communications)

Telescopi terrestri possono essere utilizzati per catturare immagini di pianeti extrasolari che si trovano nelle zone abitabili e che abbiano almeno tre volte la dimensione della Terra, naturalmente solo per le stelle più vicine: è questo l’obiettivo che un team di ricercatori dichiara di aver raggiunto tramite uno studio apparso su Nature Communications.
Il sistema di nuova concezione prevede l’immagine degli esopianeti nel medio infrarosso e un tempo di osservazione molto lungo.

“Se vogliamo trovare pianeti con condizioni adatte alla vita così come la conosciamo, dobbiamo cercare pianeti rocciosi delle dimensioni della Terra, all’interno delle zone abitabili intorno a stelle più vecchie, simili al sole”, spiega Kevin Wagner, un ricercatore dello Steward Observatory dell’Università dell’Arizona che sta partecipando allo studio e che è anzi il primo autore della ricerca.
Questo metodo, secondo i ricercatori, migliora, di più di 10 volte, la capacità di osservare gli esopianeti rispetto ai metodi precedenti.

Il segreto sta nell’esaminare le lunghezze d’onda dell’infrarosso inferiore a 10 micron. Come spiega lo stesso Wagner, è stata scelta questa lunghezza d’onda perché su queste lunghezze pianeti simili alla Terra, sostanzialmente quelli rocciosi e presenti nella zona abitabile intorno alla loro stella, appaiono più luminosi.
I ricercatori hanno già testato questo metodo usando il Very Large Telescope dell’Osservatorio europeo meridionale in Cile e concentrandosi su quello che è il sistema stellare più vicino a noi, quello di Alfa Centauri, distante solo 4,4 anni luce.

Già in passato un pianeta che orbita intorno a Proxyma Centauri, una nana rossa nonché una delle tre stelle del sistema, era stato individuato ma grazie ad un metodo diverso.
Ora però i ricercatori si sono concentrati sulle altre due stelle del sistema triplo nella speranza di poter sapere di più riguardo ad una sorgente luminosa designata per ora come “C1”, sorgente che potrebbe essere un esopianeta.
Per il momento hanno raccolto più di 5 TB di dati, che tra l’altro hanno messo a disposizione di tutti su Internet, nel corso di quasi 100 ore di osservazione avvenute nel 2019.

“Questa è una delle prime campagne di imaging di esopianeti multi-notte dedicate, in cui abbiamo impilato tutti i dati che abbiamo accumulato in quasi un mese e li abbiamo utilizzati per raggiungere la nostra sensibilità finale”, spiega Wagner.
Si spera, ora, che dopo aver rimosso gli eventuali artefatti ed eventuali tracce di “rumore di fondo”, questi dati possano, con un po’di fortuna, fornire l’imaging diretto della sorgente luminosa designata come possibile esopianeta della zona abitabile diProxyma Centauri.

Questa sorgente puntiforme, secondo gli scienziati, potrebbe appartenere ad un esopianeta. Questo esopianeta potrebbe essere un pianeta delle dimensioni di Nettuno ho di Saturno che orbita ad una distanza dalla sua stella, ossia Alpha Centauri A, simile alla distanza che intercorre tra la Terra e il Sole.
Ora i ricercatori vogliono eseguire un’altra campagna di osservazione per catturare questo pianeta potenziale in una posizione diversa onde acquisire più dati ed eventualmente confermarlo anche a seguito di analisi con metodi più tradizionali.

In futuro, con telescopi ancora in corso di costruzione come l’Extremely Large Telescope dell’European Southern Observatory e il Giant Magellan Telescope, si potranno eseguire osservazioni dei sistemi stellari più vicini per captare la presenza dei pianeti nelle zone abitabili. Tra i sistemi che verranno osservati ci sono quelli di Sirio, considerata la stella più luminosa vista dalla Terra, e quello di Tau Ceti, stella perlaquale è già stata confermata la presenza di diversi esopianeti i quali potranno essere osservate in maniera diretta con questi nuovi potentissimi telescopi.

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