Telescopio Webb della NASA osserverà l’infanzia dell’universo

Il lancio del telescopio spaziale James Webb è stato ulteriormente rimandato (al 2019) tuttavia schiere di astronomi e scienziati stanno fremendo e sembrano non stare più nella pelle. Un nuovo articolo, pubblicato sul sito principale della NASA (nasa.gov) analizza le possibilità a livello osservativo che si celano dietro a questo nuovo telescopio spaziale.
Dopo il lancio e l’avvio, infatti, il telescopio sarà puntato verso quelle zone già analizzate dal telescopio spaziale Hubble, in particolare l’Hubble Ultra Deep Field (HUDF, nell’immagine una sezione) e il Great Observatories Origins Deep Survey (GOODS), che riguardano sezioni di cielo tra le più affascinanti mai realizzate da qualsiasi altro telescopio, spaziale e non. Inizialmente gli scienziati utilizzeranno lo strumento MIRI e la telecamera a raggi infrarossi NIRCam.
Secondo Hans Ulrik Nørgaard-Nielsen, astronomo presso l’Istituto di ricerca in Danimarca, “Mescolando i dati da questi strumenti, otterremo informazioni sul tasso di formazione stellare attuale, ma avremo anche informazioni sulla storia della formazione stellare”,

Ad esempio Webb potrà analizzare molti più dettagli dell’immagine che rappresenta l’Hubble Ultra-Deep (HUDF). Utilizzando la spettroscopia si potrà misurare lo spettro della luce e dunque varie novità fisiche di tutto ciò che viene osservato, come ad esempio la temperatura, la composizione chimica e la massa.
Ciò risulterà probabilmente determinante per comprendere le modalità con le quali le nubi interstellari e i gas si trasformano in stelle, in particolare nel contesto di quello che è stato denominato come l’universo primordiale.
Si potrà inoltre studiare molto in più in dettaglio la formazione dei buchi neri e le modalità con cui questi ultimi influenzano le galassie all’interno della quale si trovano (è il caso di buchi neri supermassicci che diventano sempre più grandi).

Tramite lo strumento MIRI, poi, si potrà osservare l’HUDF nell’intervallo di lunghezze d’onda a infrarossi da 5 a 28 micron e si potranno osservare oggetti con una risoluzione spaziale otto volte superiore a quella di Hubble, una caratteristica che permetterà di vedere gli oggetti osservati con un dettaglio molto maggiore. Inoltre le osservazioni verranno eseguite in una fascia spettrale completamente diversa da quella di Hubble e le galassie osservate risulteranno molto diverse da come appaiono oggi.

E ancora, proprio a causa del fenomeno del redshift, più lontano si osserverà, più il nuovo telescopio spaziale Web risulterà utile in quanto è stato progettato proprio per analizzare gli oggetti in una zona dello spettro caratterizzata dalla luce spostata di molto verso il rosso, dunque nell’infrarosso.
Secondo Pérez-González, professore di astrofisica presso l’Università Complutense di Madrid, “Quando costruisci un osservatorio con capacità senza precedenti, probabilmente i risultati più interessanti non saranno quelli che ci si può aspettare o che si possono prevedere, ma quelli che nessuno può immaginare”.

Fonti e approfondimenti



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