Telescopio Webb indagherà anche sull’origine dell’acqua nel cosmo

Simulazione spettrale dei tipi di molecole che potrebbero essere rilevate dal telescopio Webb nelle regioni di formazione stellare. Credito immagine: NASA, ESA, the Hubble Heritage Team, and M. McClure (Universiteit van Amsterdam) and A. Boogert (University of Hawaii).

Tra gli altri suoi numerosi compiti il telescopio spaziale James Webb studierà anche come si forma l’acqua nel cosmo. L’acqua è uno degli elementi più diffusi nell’universo ed è considerato uno degli elementi fondamentali per la vita, almeno per come la conosciamo, quindi comprenderne le vere origini potrebbe risultare fondamentale per comprendere l’esistenza di vita sugli esopianeti.
Dopo il suo lancio in orbita, il telescopio Web andrà a scrutare all’interno di veri e propri “serbatoi cosmici” onde ottenere nuove informazioni sull’origine dell’acqua.

Nello specifico, il telescopio sarà puntato sulle nubi molecolari, ossia nubi interstellari fatte di polvere, gas ed altre molecole che possono essere anche sostanze organiche complesse a base di carbonio. Queste nubi molecolari sono considerate le basi di partenza per la creazione delle stelle ed è proprio all’interno di esse che si forma l’acqua: su minuscoli granelli di polvere si uniscono atomi di idrogeno e atomi di ossigeno.
Su questi granelli possono poi avvenire poi altre reazioni come quella con il carbonio che, unendosi all’ossigeno, va a produrre metano oppure quelle per la creazione dell’ammoniaca.

Queste molecole si attaccano ai granelli di polvere e vanno a formare Strati di ghiaccio, veri e propri “fiocchi di neve”, che poi vengono incorporati dai pianeti in informazione. Lo scopo è proprio capire la complessità chimica di questi legami nelle “basi di partenza”, ossia nelle nubi molecolari dalle quali si vanno poi a formare le stelle con i relativi sistemi planetari.
In particolare il telescopio sarà puntato su una specifica regione di formazione stellare, denominata Complesso del Camaleonte e situata a 500 anni luce di distanza, dove si pensa siano presenti grossi quantitativi di strati di ghiaccio.

A tal proposito saranno in particolare utilizzati gli spettrografi del telescopio, NIRSpec e MIRI, che dovrebbero poter misurare in maniera molto precisa il ghiaccio all’interno della nube.
Melissa McClure, ricercatrice dell’Università di Amsterdam impegnata proprio nell’indagare i ghiacci cosmici, dichiara: “Se riusciamo a capire la complessità chimica di questi ghiacci nella nuvola molecolare e come si evolveranno durante la formazione di una stella e dei suoi pianeti, allora potremo valutare se i blocchi costitutivi della vita dovrebbero esistere in ogni sistema stellare”.

Fonti e approfondimenti



Condividi questo articolo

Resta aggiornato su Facebook: clicca su “Mi piace questa pagina”


Commenta per primo

Rispondi