Temperatura del Pacifico nordoccidentale oscillò ampiamente tra 800.000 e 750.000 anni fa

Fossili di foraminiferi analizzati dai ricercatori (credito: NIPR)

La temperatura delle acque superficiali dell’oceano Pacifico nordoccidentale ha effettuato ampie oscillazioni tra 800.000 e 750.000 anni fa secondo un nuovo studio condotto da un team di ricercatori provenienti dall’Istituto Nazionale di Ricerca Polare (NIPR) e dell’Università Ibaraki.
I ricercatori hanno analizzato gli isotopi di ossigeno di alcuni fossili di foraminiferi, microrganismi marini ameboidi, ritrovati sull’isola di Honshu, in Giappone.

Secondo i ricercatori questi cambiamenti sarebbero dovuti agli scarichi in quest’area marina di quantità massicce di acqua derivata dalla fusione del ghiaccio nell’Atlantico settentrionale.
Questo studio potrebbe rivelarsi utile anche per capire cambiamenti climatici nella stessa area in futuro.
Secondo i ricercatori, infatti, per valutare gli effetti antropogenici sui cambiamenti climatici in corso è necessario per forza di cose fare confronti con i climi e con le condizioni ambientali che si sono avute nel passato, cambiamenti che naturalmente non hanno avuto cause antropogeniche.

Lo studio, pubblicato su Earth and Planetary Science Letters, descrive le modalità che i ricercatori hanno utilizzato per raccogliere e poi analizzare fossili di quattro specie di foraminiferi prelevati dallo strato MIS19. Questo strato di sedimento fa riferimento ad un periodo caldo interglaciale durato da 790.000 a 760.000 anni fa.

Sulla base di studi precedenti che avevano dimostrato che bassi valori di isotopi di ossigeno di fossili di foraminiferi corrispondono a temperatura delle acque più alte, i ricercatori sono giunti alla conclusione che devono sussistere, oltre al ciclo glaciale-interglaciale che si ripete su scali temporali di decine di migliaia di anni, anche altri cicli relativi alla temperatura dell’acqua.

Nello specifico questa temperatura oscillerebbe in maniera estrema, di circa 7°, ogni poche migliaia di anni.
Inoltre le analisi sembrano dimostrare che questi cambiamenti si sono verificate a causa della deflusso di acque provenienti da iceberg dell’Atlantico settentrionale.

“Sorprendentemente, i cambiamenti nel Nord Atlantico hanno causato drammatiche fluttuazioni della temperatura dell’acqua nel remoto nord-ovest del Pacifico”, dichiara Yuki Haneda, scienziato del NIPR e uno degli autori dello studio. “Riteniamo che i fossili raccolti dall’affioramento del terreno siano un tracciante che integri i dati riportati dai sedimenti di acque profonde. La sezione composita di Chiba è la sezione e punto di stratificazione globale del confine (GSSP) del limite del pleistocene medio-basso e offre notevole comprensione dei cambiamenti ambientali globali durante quel periodo. Vogliamo migliorare la nostra comprensione dei cambiamenti climatici durante il MIS19 per prevedere in modo più preciso i futuri cambiamenti climatici”.

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