Terra ha un’intelligenza propria? L’esperimento mentale degli astrobiologi

Credito: wal_172619, Pixabay, ID: 7014683

ho toLa Terra potrebbe essere considerata come un’entità intelligente a sé stante secondo un interessante studio proposto sul Journal of Astrobiology. È il concetto, non nuovissimo, secondo il quale la biosfera, ossia l’insieme di tutte le forme di vita presenti sulla Terra, possono arrivare a rappresentare una mente collettiva.

Pianeta può avere una mente propria?

I ricercatori che hanno realizzato questo nuovo studio si chiedono: se la vita su un pianeta può cambiare il pianeta stesso, allora il pianeta potrebbe avere una mente propria?
I ricercatori, provenienti da istituti americani, propongono un “esperimento mentale” sulla base delle più moderne comprensioni scientifiche relative al nostro pianeta e su come la vita può alterarlo. Propongono in particolare il concetto di “intelligenza planetaria”, l’idea che un’attività cognitiva potrebbe sussistere su scala planetaria.

Le quattro fasi

“Se mai speriamo di sopravvivere come specie, dobbiamo usare la nostra intelligenza per il bene più grande del pianeta”, spiega Adam Frank, un professore di fisica e di astronomia dell’Università di Rochester, uno degli autori dello studio.
I ricercatori propongono quattro fasi che si dipanano dal passato al possibile futuro per giungere alla conclusione che l’intelligenza planetaria può essere una caratteristica non solo della Terra ma di qualsiasi altro pianeta della galassia su cui si sia evoluta la vita.

La prima fase

La prima fase, quella della biosfera immatura, è relativa alla Terra primitiva, quella di miliardi di anni fa. Si parla di un pianeta su cui la vita era fondamentalmente rappresentata dai microbi e su cui la vegetazione non era ancora nata. Durante questa fase la vita non esercitava influenze sull’atmosfera della Terra e su altre sue caratteristiche fisiche come l’idrosfera.

La seconda fase

La seconda fase, quella della biosfera matura, è occorsa sulla Terra tra 2,5 e 540 milioni di anni fa. Durante questo periodo si è sviluppata la vegetazione e la relativa fotosintesi. L’ossigeno ha cominciato ad accumularsi nell’atmosfera ed è emerso lo strato di ozono. Durante questa fase, la vita ha cominciato effettivamente ad esercitare un’influenza abbastanza forte sulla Terra, anzi ha aumentato la sua abitabilità e la sua stabilità per la vita stessa.

La terza fase

La terza fase, quella della tecno sfera immatura, sostanzialmente è quella che vediamo oggi. Una forma di vita, quella degli esseri umani, ha creato un sistema interconnesso per il suo sostentamento, per la comunicazione, per il trasporto e per altri fini. Si tratta di una tecnosfera immatura perché, come spiegano i ricercatori, trae l’energia di cui ha bisogno in un modo tale da stare lavorando contro sé stessa in una visione a lungo termine (si pensi all’utilizzo massiccio di combustibili fossili).

La quarta fase

Poi c’è la quarta fase, quella della tecnosfera matura, sostanzialmente il nostro possibile futuro. In questa fase la tecnologia potrebbe essere usata affinché non siano solo gli esseri umani a beneficiarne ma anche la stessa Terra. Ad esempio forme di energia come quella solare, se usate in maniera massiccia e globale, non danneggerebbero più la biosfera. Durante questa fase sia la tecnosfera che la biosfera possono prosperare parallelamente.

Civiltà extraterrestri

Secondo i ricercatori, se abbiamo una possibilità di scoprire civiltà extraterrestri tecnologiche, probabilmente incapperemo in civiltà che non si sono autoannientate. Questo vuol dire che queste civiltà devono essere giunti ad un livello di vera intelligenza planetaria (il quarto livello), come spiega lo stesso Frank.
Al momento l’umanità non è ancora a questo livello, spiega lo scienziato: dato che non siamo ancora capaci di rispondere in maniera collettiva nell’interesse del pianeta, c’è intelligenza sulla Terra ma non è ancora un’intelligenza planetaria.

Note e approfondimenti

  1. Intelligence as a planetary scale process | International Journal of Astrobiology | Cambridge Core (DOI:/10.1017/S147355042100029X)

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