Terra potrebbe schizzare fuori dal sistema solare e diventare pianeta “errante”?

Credito: Condaknight , Pixabay, ID: 6926041

I pianeti “erranti”, denominati anche “pianeti canaglia”, sono pianeti che non fanno parte di sistemi stellari. In sostanza sono pianeti che vagano per la loro galassia non “ancorati” ad una stella. Sebbene la loro esistenza sia stata teorizzata da molto tempo, solo negli ultimi anni abbiamo avuto la prova che esistono davvero e, fin da quando sono stati scoperti, gli scienziati hanno tentato di capire come possano essersi formati e soprattutto come riescono a sfuggire ai loro sistemi.

Come si formano? La prima ipotesi

Joanna Barstow, una scienziata planetaria della Open University, ha realizzato un nuovo articolo su The Conversation riguardante proprio questo interessante argomento.
La ricercatrice spiega che le ipotesi principali, riguardo alla formazione dei pianeti erranti, sostanzialmente sono due.
La prima ipotesi vede questi pianeti formarsi un po’ come si formano le stelle, in particolare le nane brune. Una nube di gas può diventare molto densa e calda e a quel punto possono accadere due cose: può innescarsi la fusione dell’idrogeno e quindi la densa nube può diventare una stella oppure può non diventare abbastanza grande e può non avviare la fusione. In quest’ultimo caso può formarsi una nana bruna e, secondo la Barstow, può formarsi anche un pianeta errante, uno di quelli che abbiamo intercettato nel corso degli ultimi anni.

Seconda ipotesi

La seconda ipotesi vede i pianeti fluttuanti formarsi come i normali pianeti. Questi pianeti possono poi sfuggire alla gravità del sistema di cui fanno parte e schizzare fuori, cominciando un lungo viaggio vagante per la galassia. In quest’ultimo caso i pianeti fluttuanti potrebbero essere anche pianeti rocciosi, forse anche di tipo terrestre.
La “fuga” può avvenire per disturbi gravitazionali i quali possono essere a loro volta ricondotti all’azione di elementi esterni allo stesso sistema (ad esempio stelle) o, in casi più rari, di elementi interni (ad esempio pianeti pianeti giganti gassosi che modificano la loro orbita e influenzano le orbite dei pianeti più interni).

Come vengono individuati i pianeti erranti? Il primo metodo

Ma come vengono individuati i pianeti erranti se tutti i metodi che conosciamo per individuare gli esopianeti si basano sull’interazione tra il pianeta e la stella stessa? I pianeti vaganti per loro natura non emettono luce quindi dovrebbero essere molto difficili da intercettare. La ricercatrice spiega che possono essere individuati con il metodo del “microlensing gravitazionale”. Una lontana stella, che si trova dietro al pianeta dal nostro punto di vista, può infatti distorcere gravitazionalmente la luce che emette quando passa nei pressi del pianeta. La distorsione può provocare anche una sorta di ingrandimento che ci fa vedere meglio il pianeta. Si tratta di un metodo che non prevede un’osservazione diretta e che quindi non offre molte informazioni importanti riguardo al pianeta stesso.

Il secondo metodo

Un altro metodo per osservare i pianeti fluttuanti risiede nell’intercettare il calore (un livello comunque abbastanza basso) che ancora emettono e che si è creato durante la loro formazione. In uno studio recente un team di ricercatori ha usato proprio questo metodo per scoprire tra 70 e 170 pianeti erranti, una delle più grandi scoperte di pianeti non appartenenti a sistemi mai effettuate.

E la Terra potrebbe schizzare via dal sistema solare?

E per quanto riguarda la Terra? Anche il nostro pianeta potrebbe “schizzare” fuori dal sistema? Non c’è pericolo secondo la ricercatrice: si tratta di eventi, quelli che vedono un pianeta spinto al di fuori del proprio sistema, che accadono nella quasi totalità dei casi durante le prime fasi di formazione di un sistema.
Si tratta, in ogni caso, di un’eventualità, quella relativa alla fuga improvvisa della Terra dal sistema solare, da non escludere del tutto, anche se molto remota: un eventuale corpo esterno, ad esempio una stella, potrebbe avvicinarsi al nostro sistema al punto tale da influenzare gravitazionalmente il posizionamento dei pianeti intorno al Sole. Qualcuno di questi potrebbe essere influenzato al punto da rimanere “staccato” dalla casa madre con effetti gravitazionalmente imprevedibili.

Articoli correlati


Condividi questo articolo


Dati articolo