Test delle bombe atomiche provocavano piogge a migliaia di chilometri di distanza

Credito: shardy, Pixabay, 252639

I test per le bombe nucleari prodotti durante la guerra fredda hanno cambiato i modelli delle precipitazioni a migliaia di chilometri di distanza secondo un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters.
I ricercatori hanno utilizzato documenti storici prodotti dal 1962 e il 1964 da una stazione meteorologica delle Shetland, Scozia, confrontandoli con i giorni di produzione dei test nucleari e con le cariche radioattive che generavano.

A seguito delle analisi i ricercatori hanno scoperto che le nuvole erano molto più spesse in Scozia e che c’era una media del 24% di pioggia in più con la maggiore radioattività.
Secondo i ricercatori dell’Università di Reading, Bath e Bristol che hanno condotto lo studio, la spiegazione sarebbe che le cariche elettriche rilasciate dalle radiazioni delle detonazioni delle bombe, ionizzando l’aria tramite la radioattività, potrebbero aver influenzato le nuvole temporalesche praticamente all’altro capo del mondo considerando che i test venivano effettuate in aree remote come il deserto del Nevada negli USA oppure nelle regioni delle isole del Pacifico e dell’Artico.

In effetti il sospetto che le cariche elettriche delle bombe nucleari possono cambiare le modalità con le quali le goccioline d’acqua nelle nuvole si scontrano, si combinano e danno origine alla pioggia, era stato sempre molto forte e ora gli scienziati sembrano dare una nuova spinta questa teoria.
Il sospetto è ancora più forte considerando che l’area delle Shetland non è stata mai influenzata in maniera sostanziale da fonti di inquinamento prodotto dagli umani.
Tra l’altro i risultati di questo studio potrebbero rivelarsi utili nel contesto della geoingegneria collegata alla produzione di pioggia artificiale, un campo di ricerca relativamente nuovo ma che sta ottenendo notevoli progressi e che potrebbe risolvere almeno in parte i problemi di siccità.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook