Topi riconoscono amici affamati dall’odore e donano loro cibo

I ricercatori hanno svolto esperimenti accorgendosi che i topi sazi lanciavano cibo ai topi affamati dopo aver pompato aria dalla camera del topo affamato in quella del topo sazio (credito: PLoS Biol 18(3); Doi: 10.1371/journal.pbio.3000628)

I topi sono animali molto cooperativi e quando vedono un esemplare della propria specie che ha bisogno di cibo, in genere non esitano a dividere le proprie scorte o le proprie prede. Come fanno i topi a riconoscere gli altri esemplari che hanno fame e hanno bisogno di cibo? Attraverso il senso dell’olfatto, secondo un nuovo studio apparso su PLOS Biology.

Già precedenti esperimenti avevano confermato il fatto che i topi sono soliti donare parte del proprio cibo agli altri topi più affamati. Tuttavia i scienziati hanno voluto accertarsi se non esistessero mentitori, ossia topi “disonesti” che con gesti o versi appositi possano ingannare i donatori e ottenere un guadagno immeritato.

I ricercatori hanno svolto nuovi esperimenti dividendo i topi in due gruppi, uno ben nutrito e un altro affamato. I ricercatori facevano poi passare l’aria dalla camera dei topi affamati convogliandola nella camera di topi ben nutriti. I ricercatori scoprivano che proprio il pompaggio dell’aria permetteva ai topi ben nutriti di essere molto più veloci nel dare aiuto ai topi affamati fornendo loro parte del cibo.

Alla fine gli stessi scienziati hanno analizzato l’aria intorno ai ratti affamati individuando sette composti organici che cambiavano, in termini di quantità, rispetto ai topi sazi. Questi composti organici provocavano il classico odore che permetteva ai topi sazi di riconoscere i topi affamati e quindi di aiutarli.

Questi composti organici potrebbero derivare da particolari alimenti ingeriti, da processi della digestione o da un particolare feromone: gli scienziati non ne sono sicuri ma quel che è certo è che questo atteggiamento dei topi risulta per certi versi molto “antropomorfo”, come spiega Karin Schneeberger, ricercatrice dell’Università di Potsdam, una delle autrici dello studio, alla AFP.

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