Transgender mostrano rischio di infarto più elevato in un nuovo studio

Uomini e donne transgender sarebbero più inclini a rischi più alti di attacchi cardiaci secondo uno studio pubblicato su Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes. Lo studio, condotto da ricercatori della George Washington University, mostra che, tramite l’analisi di dati relativi ad un’indagine sanitaria nazionale statunitense condotta dai centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, i transgender hanno un rischio più elevato, più di quattro volte in diversi casi, di infarto rispetto alle persone che identificano il loro genere sessuale con quello con cui sono nati.

Secondo Tran Nguyen, autore principale dello studio, si tratta di un argomento che in realtà non è stato mai affrontato molto in termini scientifici nel passato.
Secondo il ricercatore ciò sarebbe da spiegare nel fatto che la popolazione transgender è più incline a fattori di rischio cardiovascolare, come stati di povertà, vizio del fumo e depressione. Tuttavia il tasso di rischi di infarto molto più alto ha sorpreso gli stessi ricercatori.

E non si tratta neanche di qualcosa che riguarda una parte circoscritta della popolazione dato che solo negli Stati Uniti sono circa 1,4 milioni gli americani che si identificano come transgender.
Secondo i dati, gli uomini transgender, ossia coloro che sono nati biologicamente come femmine ma che poi si sono identificati come maschi, denotano un rischio di infarto maggiore di quattro volte rispetto alle donne cisgender, ossia le donne nate biologicamente come femmine che si identificano come donne, con una variazione del 7,2% rispetto al 3,1%.

Le donne transgender, ossia coloro che sono nati maschi ma che poi si sono identificate come donne, denotavano invece un rischio di infarto di due volte maggiore rispetto alle donne cisgender.
Non si notavano invece particolari differenze nei rischi di infarto per le donne transgender confrontate gli uomini cisgender.
Si tratta di un argomento che ha bisogno di ricerche più approfondite con lo studio di coorte più ampi, come specifica lo stesso Nguyen.

Fonti e approfondimenti

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