Trapiantare cuori di maiale in bambini malati può essere opzione temporanea promettente

L’idea che organi di animali possano essere trapiantati in esseri umani sembra non apparire più tanto bizzarra già da qualche anno e varie sono le proposte effettuata in tal senso anche da istituti seri. Una nuova ricerca, prodotta dall’Università dell’Alabama, mostra infatti che il trapianto di cuore da animali come i maiali in bambini malati in attesa di il trapianto di cuore umano può risultare molto utile per tenere in vita il bambino.
Trovare cuori disponibili, infatti, non è sempre facilissimo e diventa ancora più difficile nei casi di bambini: spesso possono passare settimane o mesi prima di poter effettuare un trapianto. Un periodo di tempo che, soprattutto per i bambini con gravi problemi cardiaci, può risultare fatale.

Secondo David C. Cleveland, professore di chirurgia cardio toracica ed uno degli autori dello studio, “un cuore di maiale geneticamente modificato può essere impiantato in un neonato per tenere in vita il bambino fino a quando non è disponibile un cuore umano, senza preoccupazione per il rifiuto precoce”.
Nel caso operazioni del genere fossero possibili e sicure e soprattutto nel caso non ci fossero rigetti, infatti, una possibilità del genere fornirebbe in maniera pressoché inesauribile nuovi organi, in questo caso cuori, ogni qualvolta ce ne sia bisogno, almeno nei casi più gravi.

I maiali donatori possono essere infatti geneticamente modificati al fine di eliminare i tre antigeni principali che reagiscono con gli anticorpi umani e che dunque portano al rigetto (si parla di maiali “triple-knockout” o TKO). I ricercatori hanno infatti monitorato il sangue di 70 bambini studiando come reagiva nei confronti di questi maiali transgenici.
I ricercatori li hanno divisi in due gruppi, uno costituito da 50 bambini mai esposti a nessuna procedura chirurgica o a trasfusione e un altro composto da 20 bambini sottoposti ad un precedente intervento al cuore, ad una trasfusione o ad una esposizione a cerotti di tessuto biologico (suino o bovino).

I risultati mostravano che il sangue di nessun bambino del primo gruppo aveva anticorpi che contrastavano i globuli rossi del maiale e solo uno dei bambini mostrava una reazione “molto debole”. Nel secondo gruppo, solo il sangue di tre dei 20 bambini mostrava una reazione ai globuli di maiale, reazioni comunque sempre molto deboli.
Secondo lo stesso Cleveland “la reattività del siero del bambino nei globuli rossi dei maiali modificati era quasi pari a zero, indicando che non vi era alcun legame di anticorpi e quindi nessuna uccisione delle cellule suine”.

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