Trapianto fecale da donatori giovani potrebbe un giorno ripristinare funzioni cognitive negli anziani

Credito: debowscyfoto, Pixabay, 360714

Ancora un altro studio sottolinea gli aspetti molto interessanti collegati ai trapianti fecali, una tipologia di trapianto di microbioma che sta riscuotendo sempre di più l’interesse di scienziati e ricercatori per i suoi effetti positivi sulla salute. Stavolta i ricercatori dell’Università dell’Anglia orientale coadiuvati da quelli dell’Università di Firenze e del Quadram Institute, dimostrano, in un nuovo studio apparso sulla rivista Microbiome , che i trapianti fecali potrebbero forse essere un giorno usati anche sugli esseri umani per quanto riguarda il ripristino delle funzioni cognitive nei soggetti più anziani.

I ricercatori hanno effettuato infatti interessante esperimenti di trapianti di microbioma intestinale da topi più anziani a topi più giovani. Il trapianto procurava un’alterazione del microbioma intestinale dei topi più giovani cosa che a sua volta aveva un impatto negativo su alcune funzioni cognitive, tra cui l’apprendimento spaziale e la memoria.
I cambiamenti nei topi giovani erano paralleli alle alterazioni nell’espressione delle proteine collegate alla plasticità sinaptica e alla trasmissione neurologica nonché a vari cambiamenti delle cellule nell’ippocampo. In pratica, dopo il trapianto fecale, i topi più giovani cominciavano a comportarsi come topi più vecchi.

Questi risultati potrebbero forse dare adito alla speranza di un processo inverso che possa essere applicato anche agli esseri umani: invertire questa procedura, ossia eseguire un trapianto fecale dai topi più giovani ai topi più anziani, potrebbe combattere il declino cognitivo. Almeno è ciò che lascia intendere David Vauzour, ricercatore della Norwich Medical School dell’UEA che eseguito lo studio anche se non sono stati ancora ottenuti risultati in tal senso.
Secondo lo scienziato questa scoperta è comunque collegata a quelle fatte negli ultimi anni relative all’esistenza di una sorta di comunicazione bidirezionale dell’intestino al cervello, una specie di “asse intestino-cervello”, che è risultato essere un fattore importante per quanto riguarda le funzioni cognitive e il comportamento.

“Anche se resta da vedere se il trapianto da donatori molto giovani può ripristinare la funzione cognitiva in riceventi anziani, i risultati dimostrano che i cambiamenti legati all’età nel microbioma intestinale possono alterare i componenti del sistema nervoso centrale”, spiega Claudio Nicoletti, professore dell’Università di Firenze coinvolto nello studio.

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