Trasferire immagini da un cervello a un altro è possibile secondo gruppo di ricercatori

Il sistema si basa su una sorta di casco che decodifica l'attività neurale nella corteccia visiva di una persona e la ricrea nella corteccia di un'altra in meno di un ventesimo di secondo (credito: J. Robinson/Rice University)

Un nuovo progetto che un gruppo di neuroingegneri della Rice University sta portando avanti prevede una particolare tecnologia grazie alla quale le immagini visive percepite da un individuo possono essere letteralmente trasmesse nel cervello di un altro individuo, ad esempio uno non vedente.
Gli stessi ricercatori sperano che nel giro di quattro anni si possa realizzare una comunicazione diretta cervello-cervello alla velocità del pensiero e senza chirurgia cerebrale.

Il programma, portato avanti dalla Advanced Research Projects Agency (DARPA) americana prevede la condivisione di immagini visive tra due cervelli, qualcosa che di primo acchito può sembrare fantascienza.
Non è fantascienza però per Jacob Robinson, ricercatore principale del progetto, secondo cui l’idea può essere messa in pratica grazie ai recenti progressi tecnologici.

La chiave sta nella velocità di trasmissione dei dati secondo lo scienziato: “Dobbiamo decodificare l’attività neurale nella corteccia visiva di una persona e ricrearla nella mente di un’altra persona in meno di un ventesimo di secondo. La tecnologia per farlo, senza un intervento chirurgico, non esiste ancora. Questo è quello che stiamo per creare.”

La tecnologia si baserà su un sistema di foto rilevatori che combina luce, ultrasuoni ed energia elettromagnetica per leggere e trasmettere attività cerebrale. L’obiettivo è “quello di catturare e interpretare le informazioni contenute nei fotoni che passano attraverso il cranio due volte, prima sulla loro strada verso la corteccia visiva e di nuovo dopo che sono riflessi sul rivelatore.”

Il problema principale è rappresentato dagli elementi di disturbo, ossia da tutti quei fotoni che si disperdono nel cranio, ma i ricercatori credono che “utilizzando rilevatori di conteggio a singolo fotone ultrasensibili, il piccolo segnale proveniente dal tessuto cerebrale può essere rilevato in modo selettivo”.

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