Trattamento per pressione alta può rallentare declino cognitivo collegato secondo studio

Il trattamento per controllare e contrastare l’ipertensione può rallentare anche un particolare effetto che la pressione alta può portare al cervello, ossia il declino cognitivo.
È quanto dichiara uno studio preliminare realizzato da ricercatori della Columbia University che hanno presentato questa scoperta alla conferenza Hypertension Scientific Sessions 2019.

È lo stesso L.H. Lumey, professore di epidemiologia alla Columbia e autore senior dello studio, a risaltarene l’importanza rammentando che sempre più persone vivono più a lungo e quindi sempre più persone mostrano gli effetti che la vecchiaia può portare all’organismo, in primis ipertensione e declino cognitivo.
La sola ipertensione, per esempio, coinvolge più di 80 milioni di adulti negli Stati Uniti e circa un miliardo di persone in tutto il mondo.

Inoltre, come diversi studi hanno in passato dimostrato, la pressione alta può influire sui vasi sanguigni del cervello e ciò a sua volta può influire su vari aspetti cognitivi come la memoria, il linguaggio e la capacità di pensiero.
Stavolta i ricercatori hanno condotto uno studio di coorte che ha visto l’analisi dei dati di circa 11.000 adulti contenuti in uno studio longitudinale cinese, dati che risalivano al periodo tra il 2011 il 2015.

I partecipanti allo studio dovevano tra le altre cose eseguire anche dei test cognitivi e vari quiz sulla memoria.
Lo studio confermava che i pazienti con un’età di 55 anni o più che avevano pressione alta mostravano un più rapido declino cognitivo rispetto a coloro che non avevano la pressione alta rispetto o a coloro che avevano la pressione alta ma erano sotto cura.

Lo stesso studio mostrava che il tasso di declino cognitivo era simile tra coloro che non avevano la pressione alta e coloro che avevano la pressione alta ma erano seguiti con un trattamento specifico.
“Riteniamo che gli sforzi dovrebbero essere fatti per espandere gli screening della pressione alta, specialmente per le popolazioni a rischio, perché così tante persone non sono consapevoli di avere la pressione alta che dovrebbe essere trattata”, specifica Shumin Rui, biostatista presso Columbia Mailman School e uno degli autori dello studio.

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