Trattare madri con batteri “buoni” per abbassare rischio di patologie neurologiche nei figli

L’esposizione delle donne incinte a determinati batteri immunodulanti potrebbe smorzare determinate infiammazioni ed influenzare positivamente il cervello e il sistema nervoso centrale prevenendo un disturbo simile all’autismo nel nascituro secondo un nuovo studio pubblicato su Brain, Behavior, and Immunity e realizzato da ricercatori dell’Università del Colorado Boulder.

Questi risultati suggerirebbero, come lascia intendere Christopher Lowry, professore presso il Dipartimento di Fisiologia Integrativa dell’ Università americana, uno degli autori dello studio, che si potrebbero sviluppare interventi di natura microbica per ridurre il rischio di sindromi di natura neurologica nel nascituro, tra cui l’autismo.
Diverse ricerche hanno infatti dimostrato che lo stress da parte della madre nel corso della gravidanza può provocare infiammazioni sistemiche non sono nella madre ma anche nel feto e ciò, per il nascituro, può essere un fattore di rischio per l’autismo.

Già in uno studio precedente, Daniel Barth, professore di psicologia e neuroscienze, aveva scoperto che un farmaco denominato terbutalina, somministrato alle donne per ritardare il travaglio, somministrato ai ratti quando erano stressati alzava il rischio da parte della prole di contrarre una sindrome simile all’autismo, una sindrome che possedeva, tra le sue caratteristiche, anche il comportamento ripetitivo.
Con questo nuovo studio i ricercatori hanno voluto scoprire se era possibile utilizzare un batterio immunoregolatore per prevenire queste conseguenze nel corso della gravidanza, come spiega Zachariah Smith altro autore dello studio.

Hanno quindi eseguito esperimenti sui ratti gravidi esponendoli a fattori di stress e poi somministrando loro la terbutalina durante un periodo della loro gravidanza equivalente al terzo trimestre di gravidanza umana.
Ad una parte dei ratti gravidi veniva somministrato anche un preparato a base del batterio Mycobacterium vaccae, un batterio che ha effetti antiinfiammatori sul cervello.
I ricercatori scoprivano che le madri stressate che avevano ricevuto terbutalina producevano figli con comportamenti simili all’autismo ma ciò non avveniva per quelle madri che erano state “immunizzate” con il M. vaccae.

“L’immunizzazione con M. vaccae sembra fornire una certa protezione contro gli effetti negativi dei fattori di stress ambientali durante lo sviluppo, in particolare contro il comportamento simile al Disturbo dello spettro autistico (ASD)”, spiega Smith.
Queste scoperte infondono speranza in un futuro in cui le madri stressate e ad alto rischio di mettere al mondo bambini con disturbi dello sviluppo neurologico potrebbero essere trattate con probiotici o con inoculazioni appositamente formulate a base di microrganismi “buoni” per smorzare questi rischi.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook