Trovare la luce al buio dipende fortemente dall’orologio interno

I topi al buio sembrano essere più efficienti nel trovare fonti di luce nelle ore notturne (credito: Ala-Laurila Lab)

Un interessante esperimento condotto da ricercatori delle università di Aalto e di Helsinki chiarisce un po’ come i mammiferi percepiscono i cambiamenti della luce tra la notte e il giorno in relazione alla loro sistema visivo. In particolare lo studio mostra che trovare un oggetto, come ad esempio la strada giusta o una via di uscita, quando ci si trova al buio dipende molto anche dall’orologio interno.

I ricercatori hanno infatti appreso che i topi nel buio pesto della notte tendevano a cercare la luce, e dunque una via d’uscita, in maniera quasi pressoché indipendente dal sistema visivo ma dipendente piuttosto da come i cervelli elaboravano i segnali di notte.
I risultati, che secondo il comunicato stampa che presenta lo studio, apparso su Current Biology, risulterebbero “entusiasmanti” per il settore della neuroscienza, mostrano quanto l’ora biologica del nostro corpo possa alterare anche le nostre elaborazioni sensoriali.

Il cosiddetto orologio interno, che fa sì che diverse specie di animali si comportino diversamente a seconda che sia giorno o notte, è già noto da tempo e sembra che quasi ogni organo che abbiamo abbia il suo ritmo circadiano, in primis gli occhi.
“Il nostro gruppo di ricerca è in grado di collegare se un topo può trovare una luce fioca nel buio ai segnali nervosi retinici sottostanti del topo al limite di sensibilità della visione”, riferisce Petri Ala-Laurila, uno dei ricercatori impegnati nell’esperimento e uno degli autori dello studio. “Questo ci ha permesso di esplorare in che modo il ciclo giorno/notte modifica la capacità visiva del topo, sia a livello del circuito neurale che fino alle risposte comportamentali al limite della sensibilità della visione”.

“È emozionante ora mostrare che anche nei compiti più semplici – trovare una luce nel buio – gli animali possono usare strategie comportamentali molto diverse e, inoltre, siamo in grado di quantificare le differenze giorno/notte in esse”, riferisce invece Sanna Koskela, una dottoranda dell’Università di Helsinki e prima autrice dello studio.

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