Trovate molecole organiche nel substrato delle rocce di Marte

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Il substrato delle rocce presenti su Marte, almeno quelle del cratere Jezero, contiene molecole organiche. È una delle conclusioni delle analisi presentate nel corso di una conferenza stampa dell’American Geophysical Union a New Orleans. I ricercatori hanno usato i dati raccolti dal rover Perseverance della NASA che, grazie ad un particolare trapano e ad altri strumenti, ha raccolto e poi analizzato tracce del substrato presenti sulla superficie del cratere Jezero.

Analizzata roccia “South Séítah”

Secondo i ricercatori, questo substrato si è formato da magma incandescente. Lo strumento PIXL del rover, come spiega Ken Farley, uno scienziato del Caltech di Pasadena che lavora al progetto Perseverance, ha realizzato campioni della zona abrasa di una roccia all’interno del cratere denominata “South Séítah”.
I campioni sono stati prelevati dal trapano che è posto all’estremità di un braccio robotico che spunta dal rover. Questo braccio con relativo trapano può catturare i campioni e macinarli affinché poi altri strumenti presenti del rover possano analizzarli tramite varie tecniche.

Abbondanza insolita di cristalli di olivina

Il campione analizzato dai ricercatori è stato raccolto dallo strumento il 12 novembre. I ricercatori hanno trovato un’abbondanza insolita di cristalli di olivina incorporati in cristalli di pirosseno.
Si tratta di informazioni che suggeriscono che i cristalli devono essersi formati dopo essersi depositati nel magma che si raffreddava lentamente. La formazione potrebbe essere avvenuta in un lago di lava che poi si è raffreddato in superficie oppure in una camera sotterranea di lava che, in seguito, è stata poi esposta all’erosione.

Rocce modificate dall’acqua

In ogni caso sembra che l’acqua, nel corso del tempo, abbia poi modificato le rocce più volte. Si tratta di tracce molto importanti, come spiega Farley, perché permetteranno di capire le condizioni che vigevano sul pianeta quando l’acqua era molto abbondante. In pratica potremmo saperne di più sul passato oscuro di Marte.

Missione Mars Sample Return

Alcuni dei campioni prelevati dal rover Perseverance sono stati sigillati. Quattro di essi contengono nuclei delle rocce, uno contiene tracce dell’atmosfera e un altro contiene tracce di eventuali contaminazioni che il rover potrebbe aver trasportato dal nostro pianeta. Questi campioni sigillati saranno riportati sulla Terra nel contesto della missione Mars Sample Return.

La scoperta dei composti organici

Una delle scoperte più importanti durante la missione è stata quella relativa all’individuazione di composti organici. L’individuazione delle molecole con carbonio è avvenuta grazie allo strumento SHERLOC (Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics & Chemicals).
Le molecole si trovavano sulla polvere presente sulla roccia non abrasa e non in quella macinata dallo strumento robotico del rover.

Non sono tracce di esistenza di vita passata su Marte

Non si tratta di una conferma del fatto che in passato esisteva vita, come specificano i ricercatori. Esistono infatti meccanismi non biologici che possono produrre composti organici come quelli scoperti durante questa missione. “Sono necessarie ulteriori analisi per determinare il metodo di produzione delle sostanze organiche identificate”, spiega Luther Beegle, uno dei responsabili dello strumento SHERLOC presso il Jet Propulsion Laboratory.

In ogni caso è un buon segno

In ogni caso il fatto di aver trovato tracce di composti organici e comunque un buon segno per quanto riguarda le speranze di trovare tracce di vita passata. La scoperta, infatti, suggerisce che è possibile che queste stesse tracce (definite come “biofirme”) possano essersi conservate fino ad oggi.

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