Trovate prove di supernova esplosa vicino alla Terra 2,5 milioni di anni fa

Gli scienziati hanno analizzato con strumenti di spettrometria di massa molto avanzati questa crosta di manganese sedimentaria (credito: Dominik Koll/TUM)

Un team di fisici dell’Università Tecnica di Monaco (TUM) mostra in un nuovo studio di aver trovato prove di una supernova esplosa “vicino” alla Terra circa 2,5 milioni di anni fa. La supernova è la fase finale delle stelle più grandi e con una massa maggiore, più grandi e più “pesanti” del nostro stesso Sole. Queste stelle più grandi finiscono per esplodere e questa stessa esplosione diffonde nell’universo tanti importanti elementi tra cui il ferro, il manganese e quelli pesanti.
I ricercatori dell’istituto tedesco hanno pensato bene di analizzare una crosta di manganese risalente proprio a 2 milioni e mezzo di anni fa e hanno trovato, al suo interno, presenze di ferro-60 e di manganese-53.

Secondo i ricercatori si tratta di prove molto importanti (parlano di “pistola fumante”) relative al fatto che questa supernova, già teorizzata precedentemente, sia veramente avvenuta, come spiega Gunther Korschinek, il primo autore dello studio. Questa supernova accade però abbastanza vicina al nostro pianeta da poter provocare estinzioni di massa ma comunque provocó importanti effetti tra cui un aumento sensibile dei raggi cosmici, cosa durata per diverse migliaia di anni. Tra l’altro gli scienziati credono che questo aumento dei raggi cosmici abbia poi provocato una formazione maggiore delle nuvole nella nostra atmosfera, qualcosa che forse può essere collegato all’inizio dell’era glaciale del pleistocene, iniziata più o meno nello stesso periodo.

La prova più forte é rappresentata proprio dal manganese-53. Di solito il manganese che si trova in questo tipo di rocce sulla Terra è il manganese-55 mentre il manganese-53 è stato scoperto solo nella polvere cosmica. Si tratta di polvere che cade di continuo sul nostro pianeta e che quindi proprio per questo è stata agevolmente analizzata in passato. Oltre al manganese-53 i ricercatori hanno trovato anche del ferro-60. Si tratta di pochi atomi presenti all’interno della roccia, un quantitativo sufficiente, però, affinché fosse rilevabile dagli strumenti di spettrometria di massa molto sensibili utilizzati dai ricercatori.

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