Fossa comune con 1500 corpi trovata in Giappone: morti per un’epidemia?

I resti di più di 1500 persone sono stati trovati sepolti in quella che può essere considerata come una vera e propria fossa comune, risalente al XIX secolo, nei pressi di Osaka, Giappone occidentale.
Secondo i ricercatori e gli archeologi sono resti di persone morte nel corso di una violenta epidemia. Molti dei corpi sono di persone giovani, come dichiarano alcuni funzionari dell’Associazione delle Proprietà Culturali della Città di Osaka.

Già denominata come la “tomba di Umeda”, l’area è una delle sette già individuate in cui vi sono corpi sepolti nei dintorni di Osaka.
I resti della tomba di Umeda sono stati individuati una prima volta durante degli scavi, iniziati nel settembre del 2019, per un progetto di riqualificazione nei pressi di una stazione ferroviaria.
“I risultati forniranno dettagli sulle tradizioni di sepoltura della gente comune di allora”, spiega Yoji Hirata, uno dei funzionari responsabili degli scavi.

Non è stata una sorpresa assoluta perché le scoperte delle altre fosse comuni facevano intendere che ce ne erano delle altre nelle vicinanze. Anche in questa fosse, inoltre, i ricercatori hanno trovato segni di lesioni agli arti simili a quelle dei corpi nelle altre fosse comuni intorno alla città.
Queste fosse comuni mostrano che alla fine del 1800 in questa città c’è stata un’epidemia abbastanza grave. Secondo gli esperti potrebbe essere stata un’improvvisa epidemia di sifilide, una malattia che caratterizzava anche altre aree del Giappone in quel periodo.

Oltre ai corpi gli archeologi hanno trovato 350 urne e un deposito di ossa, cosa che indica che alcuni dei corpi furono cremati. Hanno trovato inoltre delle monete, dei rosari buddisti, dei pettini, dei copricapi, delle tazze di sakè e delle bambole di argilla. Queste ultime probabilmente sono state sepolte insieme ai morti come segno di commemorazione.
Infine i ricercatori hanno trovato i resti di diversi maiali sul lato nord della fossa e di due cavalli sul lato sud.

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