Trovati sei fossili di pterosauri, i lucertoloni alati estintisi con i dinosauri

Fossile di pterosauro ritrovato In Marocco (credito: University of Bath)

La scoperta di sei nuove specie di pterosauri è stata effettuata da un gruppo di paleontologi dell’Università di Portsmouth e dell’Università di Bath. Gli pterosauri erano il contraltare volante dei dinosauri terrestri: si tratta di rettili preistorici con lunghe e resistenti ali, molto più grandi degli uccelli odierni. In media uno pterosauro era tre volte più grande del più grande uccello odierno; poteva vantare un’apertura alare che, nelle specie più grandi, poteva arrivare anche a 10 metri e poteva arrivare a pesare anche fino a 200 kg.
Si pensa si siano estinti nel corso del grande evento avvenuto 66 milioni di anni fa, probabilmente causato dal grande meteorite che impatto al largo della costa del Messico, un evento che tra l’altro portò all’estinzione di molte altre specie animali, compresi i dinosauri di terra.

I fossili ritrovati vissero durante il cretaceo nella zona dell’odierno Marocco. Il ritrovamento mostra che questa zona era la casa di almeno sette specie di pterosauri diverse, appartenenti a tre famiglie, che si dividevano il territorio.
La ricerca, pubblicata su PLOS Biology si rivela importante sostanzialmente per due motivi: innanzitutto perché mostra che vi erano diverse specie nel momento in cui avvenne l’estinzione globale, differentemente da quanto si pensava (le teorie predominanti, infatti, ci dicono che gli pterosauri erano già in declino nel momento in cui impattò il meteorite). E poi perché questi fossili, risalenti proprio a circa 66 milioni di anni fa, sono gli ultimi tra quelli ritrovati relativi agli pterosauri prima della loro estinzione.

La scoperta poi conferma che gli scheletri di questi dinosauri volanti dovevano essere incredibilmente leggeri per poter permettere al corpo di questi animali, ben più massicci anche dei più grandi uccelli odierni, di poter spiccare il volo senza problemi.
Si pensa, infatti, come sottolinea Nick Longrich del Centro Milner per l’Evoluzione e del Dipartimento di Biologia e Biochimica dell’Università di Bath, uno degli autori dello studio, che le ossa degli pterosauri dovessero avere una particolare forma tubolare, con una parte interna sostanzialmente vuota ed una parte esterna costituita da sottili pareti, “come il telaio di una bici da corsa in fibra di carbonio”.

Sfortunatamente, proprio il fatto che queste ossa fossero cave e così leggere, comporta anche una certa difficoltà nel ritrovamento di fossili. È proprio la difficoltà di trovare fossili che ha portato gli scienziati a credere che, nel momento dell’estinzione globale avvenuta 66 milioni di anni fa, gli pterosauri fossero già in fase calante. In realtà essi erano abbastanza diffusi e vantavano una varietà di specie sorprendente.

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