Tutte le specie hanno pari opportunità nella lotta per la vita

Le specie animali riconosciute finora sono più di 8 milioni per una differenziazione evoluzionistica davvero intricatissima che ha prodotto esemplari molto differenti tra loro. Tuttavia, secondo uno studio apparso su Nature Ecology & Evolution, nessuna di queste specie può considerarsi più fortunata o più avvantaggiata per quanto riguarda la lotta per la vita.

Secondo i tre scienziati che hanno composto lo studio, da quando è scoccata la scintilla della vita sulla Terra, oltre 4 miliardi di anni fa, le specie non hanno fatto altro che differenziarsi sempre di più per adattarsi all’ambiente in una lotta per l’esistenza che non ha mai visto fine e in uno sforzo continuo per trasmettere caratteristiche sempre più vantaggiose per la sopravvivenza ai propri figli.

Secondo uno dei coautori della ricerca, Charles AS Hall, tutte le specie viventi, dalle piante agli animali per finire ai microbi, trasmettono la stessa quantità di energia alla generazione successiva per grammo di genitore, indipendentemente dalle dimensioni dell’essere vivente.
Ciò significa che per una microalga acquatica, magari in monocellulare, che vive al massimo una giornata o per una grande elefantessa africana che vive decine di anni il tasso di produzione di biomassa della prole e il tempo per produrla (accoppiamento e gestazione) si bilanciano esattamente.

Detto più banalmente, tutte le specie si equivalgono nello sforzo che producono per creare una prole sempre più adatta all’ambiente.
Dunque, tutti gli esseri viventi oggi esistenti sulla Terra, risultano ugualmente adatti alla sopravvivenza, naturalmente con modalità che possono essere molto diverse ma tutte scaturite dalla stessa voglia: far sopravvivere i propri figli e dunque la propria specie.

A tal propositogli scienziati fanno l’esempio di una specie di batteri unicellulari che pesano pochi microgrammi, vivono pochissimo e generano molta biomassa in una giornata o anche in un minuto, morendo poi dopo poche ore. All’opposto c’è la balena blu che può essere lunga anche più di 30 metri e che può vivere più di 100 anni ma che genera biomassa in maniera molto più lenta.

Fonti e approfondimenti



Condividi questo articolo

Resta aggiornato su Facebook: clicca su “Mi piace questa pagina”


Commenta per primo

Rispondi