Tutti i bovini odierni discendono da grossi e violenti antenati “selvaggi”

Riproduzione di un uro (credito: Joanbanjo, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons)

Tutti i bovini che oggi vediamo in natura hanno un antenato comune neanche troppo lontano nel tempo: gli uri (Bos taurus primigenius). Conosciuti per essere stati i bovini più pesanti e grossi che abbiano calpestato le pianure del nostro pianeta, gli uri erano animali molto pesanti (con un peso che poteva superare tranquillamente i 1500 kg), potenti ma anche relativamente agili.
Erano molto temuti dagli altri animali, anche dai potenziali predatori come i lupi, in quanto sapevano difendersi molto bene, anche grazie alle due corna ricurve proiettate in avanti.

Differenze tra gli uri e i bovini odierni

In confronto ai bovini odierni, gli uri mostrano però alcune importanti differenze. Innanzitutto avevano delle zampe più lunghe e snelle, una delle caratteristiche che li rendeva più agili e un po’ più veloci rispetto ai bovini che vediamo oggi.
E poi avevano un cranio più allungato e più grande. In generale era tutta la forma del corpo che risultava più slanciata e “atletica”. La testa, più grossa e massiccia, dotata delle corna, veniva poi usata per “caricare” i nemici.

Abilità di combattimento

Le loro abilità di combattimento sono state ben descritte da paleontologi istorici. In un certo senso anche i tori odierni, così come le mucche, sono abbastanza aggressivi quando provocati e ciò è sicuramente un’eredità da ricondurre agli uri.
Anche per questo gli uri, in diverse culture, erano considerati come un simbolo di forza e ucciderne uno durante la caccia veniva considerata un onore.

Primi tentativi di addomesticare l’uro

I primi tentativi di addomesticare l’uro avvennero tra 8.000 e 10.000 anni fa nella Mesopotamia settentrionale e nel Caucaso meridionale. L’addomesticamento di bovini è considerato come uno dei pilastri dell’allevamento, una pratica che ha guidato la formazione della società odierna.

L’estinzione degli uri

Si crede che nel V secolo a.C. fossero già estinti nella Grecia meridionale e nelle aree intorno a causa della caccia operata dall’uomo. Alcuni esemplari sono sopravvissuti fino al XIII secolo d.C. in alcune delimitate aree dell’Europa ma alcune prove archeologiche hanno mostrato che piccoli gruppi probabilmente sono sopravvissuti fino al XIV secolo e al XVI secolo nelle aree della Transilvania nordoccidentale, nella Moldavia e in Bulgaria. Si crede che l’ultimo uro, un esemplare femmina, sia morto nel 1627 per cause naturali nella foresta di Jaktorów, Polonia centro-orientale.

I gaur, detti anche “bisonti indiani”

Uno dei bovini odierni che, almeno nell’immaginario collettivo, si avvicina di più in termini di caratteristiche fisiche e comportamentali agli uri è il gaur, detto anche “bisonte indiano”. Si tratta di un bovino originario dell’Asia sud-orientale e di quella meridionale. È considerato una specie “vulnerabile” in tema di pericolo di estinzione. La popolazione stimata è di poco più di 20.000 esemplari ma ciò che fa preoccupare di più è che la sua popolazione è diminuita di oltre il 70% nel corso degli ultimi decenni.

Il bisonte indiano è uno dei più grandi bovidi esistenti. Molto forte e massiccio e con due corna relativamente grandi che sporgono da un incavo profondo della testa, il gaur maschio può pesare anche fino a 1500 kg. In ogni i caso gaur sono meno violenti degli uri: i gaur selvatici hanno imparato ad agire di notte, tra le foreste dell’India centrale, e non si vedono quasi mai durante il giorno.

Le mandrie sono guidate di solito da una femmina anziana mentre i maschi vagano quasi sempre da soli. Questi ultimi si rivelano violenti solo quando sono apertamente attaccati. Sono stati registrati casi di gaur che hanno ucciso bovini da allevamento. Durante l’estate, quando il caldo si fa più intenso e gli insetti parassiti cominciano a diventare davvero fastidiosi, possono caricare, anche gli esseri umani, anche senza provocazione.

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