Umani accudivano uova dei violenti casuari per poi allevare pulcini nel pleistocene

I ricercatori hanno studiato l'evoluzione degli embrioni nelle uova di casuario per comprendere che gli esseri umani vissuti nell'area dell'odierna nuova Guinea durante il pleistocene accudivano le uova per poi allevare i pulcini (credito: DOI: 10.1073/pnas.2100117118 | PNAS)

Gli esseri umani presenti nell’area dell’attuale nuova Guinea decine di migliaia di anni fa molto probabilmente accudivano le uova dei violenti casuari per poi allevare i pulcini e farli crescere (e quindi consumarli in tranquillità) secondo un nuovo studio condotto da un’assistente professoressa di antropologia e di studi africani della Penn State, Kristina Douglass. Lo studio è stato pubblicato su PNAS.[1]

Durante tardo pleistocene umani allevavano pulcini di casuario

La scienziata, esperta di reperti archeologici costituiti da gusci d’uovo, ha usato le informazioni presenti in alcuni studi passati riguardanti le uova di struzzo per capire come calcolare l’età dello sviluppo delle uova di casuario quando i gusci si rompano.
In questo modo ha capito i livelli di sviluppo degli antichi pulcini di casuario all’interno delle loro uova e quando le stesse uova si sono rotte scoprendo che, molto probabilmente, gli stessi essere umani, durante il tardo pleistocene, accudivano uova di casuario, simulando o la covata, e allevavano i pulcini una volta nati.
Si tratta, come spiega la ricercatrice, di un comportamento che tra l’altro è in atto tra gli esseri umani da migliaia di anni con i polli.

Probabilmente allevavano una varietà nana

L’unica differenza sta nel fatto che il casuario è in effetti un uccello enorme ma soprattutto molto scontroso, in effetti il più delle volte pericoloso per gli esseri umani. La ricercatrice è giunta alla conclusione che probabilmente questi esseri umani allevavano una varietà nana che non doveva pesare più di 20 kg.
In ogni caso i dati che la ricercatrice ha raccolto rappresentano la più antica prova dell’allevamento di un uccello da parte degli esseri umani, un addomesticamento, quello del casuario nell’area dell’odierna nuova Guinea, probabilmente precedente anche all’addomesticamento del pollo e delle oche.

Umani assoggettavano piccoli di casuario

Secondo quanto spiega la ricercatrice, questi primi esseri umani decisero di allevare i pulcini di casuario in quanto gli adulti risultavano troppo problematici. Con i piccoli, invece, si può eseguire una sorta di “imprinting” assoggettandoli, una tattica che agevolava poi l’allevamento una volta che l’animale era cresciuto. Secondo la ricercatrice ciò era favorito anche dal fatto che gli uccelli, una volta nati, tendono a riconoscere come una sorta di “madre” i primi esseri che vedono.
E non solo: secondo la ricercatrice i pulcini di casuario probabilmente erano anche un’importante merce di scambio.

Datati più di 1000 frammenti di uova

Tramite una combinazione di immagini in 3D, modellazione e descrizione morfologica, spiega la Douglass, il team è riuscito a datare più di 1000 frammenti di uova risalenti ad un periodo compreso tra 18.000 e 6.000 mila anni fa. Alla fine scoprivano che la grande maggioranza di questi frammenti apparteneva a uova che si trovavano nella fase tarda dello sviluppo.
È evidente, secondo la ricercatrice, che accudivano le uova per far nascere e poi allevare i pulcini. Un’altra ipotesi potrebbe risiedere nel fatto che consumavano pulcini embrionali quasi sviluppati ma ancora all’interno delle uova, un cibo che tra l’altro è diffuso in alcune zone dell’Asia dove le uova con i pulcini dentro vengono bollite e poi mangiate, a volte anche come cibo di strada.

Non trovate prove di penne di casuario

A rafforzare l’ipotesi dell’accudimento delle uova di casuario con il fine di allevare i pulcini c’era anche il fatto che i ricercatori non hanno trovato prove fossili di penne di casuario e che le pochissime ossa di questo animale trovate nei siti analizzati appartenevano alle parti carnose, sostanzialmente le cosce. Ciò suggerisce, secondo i ricercatori, che si trattava di resti di uccelli prima cacciati, poi lavorati e le cui carni sono state poi trasportate nel punto in cui sono state consumate.
“Abbiamo anche esaminato la combustione sui gusci d’uovo”, spiega ancora la Douglass. “Ci sono abbastanza campioni di gusci d’uovo in fase avanzata che non mostrano bruciature”. In pratica le uova si schiudevano ma poi i pulcini non venivano mangiati.

Note e approfondimenti

  1. Late Pleistocene/Early Holocene sites in the montane forests of New Guinea yield early record of cassowary hunting and egg harvesting | PNAS (IA) (DOI: 10.1073/pnas.2100117118)

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