Umani presenti in Africa orientale molto prima di quanto mai pensato: le nuove analisi

Riproduzione di un cranio di Homo sapiens da resti prelevati nella Formazione Omo Kibish, nell'Etiopia sud-occidentale (credito: GuillaumeG, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons)

I primi resti di esseri umani nell’Africa orientale risalgono a prima di quanto mai calcolato in precedenza secondo un nuovo studio realizzato da un team dell’Università di Cambridge. I ricercatori hanno analizzato vari resti (conosciuti come “Omo I”) appartenuti ad Homo sapiens vissuti nella regione dell’attuale Etiopia, nell’area della Formazione Omo Kibish. I resti furono trovati alla fine degli anni 60 ma i tentativi di datazione non sono mai stati troppo precisi.

Resti datati a più di 230.000 anni fa

I ricercatori hanno però usato nuove tecniche tra cui l’analisi delle impronte chimiche di vari campioni di strati di cenere vulcanica prelevati nei pressi dei sedimenti in cui sono stati trovati i resti.
Questa nuova datazione suggerisce che i resti fossili umani siano più antichi di una eruzione vulcanica avvenuta nell’area all’incirca 230.000 anni fa.

Sfruttate le eruzioni avvenute nella Rift Valley

L’area dell’Etiopia in cui sono stati trovati questi resti di Homo sapiens, infatti, si trova nella Rift Valley, una nota regione vulcanica. I ricercatori hanno sfruttato il fatto che in passato ci sono state diverse eruzioni in questo luogo per analizzare i resti della cenere e collegarli ai vari resti umani che sono stati trovati nella stessa area.

In precedenza datati a meno di 200.000 anni fa

Stabilire che questi resti siano appartenuti ad individui vissuti più di 230.000 anni fa retrodata la presenza di Homo sapiens nell’Africa orientale di diverse decine di migliaia di anni. In precedenza questi stessi resti erano stati analizzati ed erano stati datati a meno di 200.000 anni fa anche se le forchette di incertezza rimanevano comunque abbastanza ampie.

Resti mai analizzati con tecniche radiometriche

Céline Vidal, ricercatrice del Dipartimento di Geografia a Cambridge, l’autrice principale dello studio pubblicato poi su Nature, spiega che gli strati di cenere vulcanica al di sotto dei quali sono stati trovati i resti di Homo sapiens non erano stati mai analizzati in precedenza con tecniche radiometriche. Ciò è da spiegare nel fatto che questa cenere ha una grana troppo fine per analisi del genere.

Nuova tecnica

Tuttavia il nuovo studio si è basato su una nuova tecnica. I ricercatori hanno raccolto campioni di pietra pomice da questi depositi riducendoli poi in una grana con granelli delle dimensioni inferiori ad un millimetro. Hanno fatto questo per liberare i minerali al loro interno in modo da poterli datare con più precisione e in modo da poter analizzare la firma chimica del vetro vulcanico, un elemento fondamentale perché fa da “colla” per tutti i materiali contenuti nel sedimento.

I resti “Omo I”

Con l’aiuto dei colleghi a Glasgow, la Vidal ha dunque scoperto che la presenza dell’Homo sapiens nella regione dell’Africa orientale deve essere molto più antica di quanto pensato in precedenza, una cosa eccitante per la stessa ricercatrice.
I resti “Omo I” sono importanti perché sono resti che sono tra i più vecchi mai trovati tra quelli che posseggono caratteristiche che possiamo definire come umane in maniera inequivocabile, come spiega Aurélien Mounier, ricercatore del Musée de l’Homme di Parigi: “La nuova data stimata, di fatto, lo rende il più antico Homo sapiens incontrastato in Africa”.

Note

  1. Age of the oldest known Homo sapiens from eastern Africa | Nature (DOI: 10.1038/s41586-021-04275-8)

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