Umani rischiano di contagiare gorilla con gravi malattie durante incontri turistici

Ad alzare il pericolo di estinzione dei gorilla potrebbero essere, inconsapevolmente, anche i turisti secondo un nuovo studio prodotto da ricercatori dell’Università dell’Ohio in collaborazione con ricercatori ugandesi.
Secondo gli scienziati, infatti, attraverso contatti troppo ravvicinati i turisti possono mettere a rischio i gorilla trasmettendo loro gravi malattie, soprattutto relative all’apparato respiratorio.

I ricercatori hanno analizzato i contatti dei turisti soprattutto con i gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), una specie in via di estinzione dell’Africa orientale.
Molti di essi (oltre il 40%) si trovano nel Parco Nazionale Impenetrabile di Bwindi (Bwindi Impenetrable National Park, BINP), sud-ovest dell’Uganda, un parco patrimonio dell’Unesco in cui però sono ammessi i turisti e all’interno del quale lo stesso turismo è sempre più in crescita.

Tuttavia una vicinanza troppo stretta tra i gorilla gli esseri umani può far sì che gli animali possano risultare particolarmente sensibili a talune malattie infettive che colpiscono soprattutto le vie respiratorie e che possono causare morte improvvisa nei gorilla, fino al 20% dei casi di trasmissione secondo i ricercatori.
Proprio per questo l’Uganda Wildlife Authority ha sviluppato nuovi regolamenti per proteggere i gorilla limitando i contatti ravvicinati e facendo sì che non più di otto turisti alla volta possono avvicinarsi agli animali e per non più di un’ora al giorno.

Gli stessi turisti, inoltre, devono sempre mantenere una distanza minima di sette metri, tuttavia non tutti i turisti rispettano questi regolamenti.
Nel nuovo studio, pubblicato su Frontiers in Public Health , infatti, i ricercatori dimostrano, dopo aver analizzato gli effetti di 53 escursioni turistiche nelle vicinanze dei siti di gorilla nel parco di Bwindi, che la regola della distanza di sette metri veniva violata in oltre il 98% dei casi.

Nel 14% dei casi, inoltre, lo spazio tra i gorilla e gli esseri umani era a di meno di tre metri.
“Ciò indica un crescente modello di rischio che è motivo di preoccupazione per sostenere a lungo termine il turismo di osservazione dei gorilla”, rileva Gladys Kalema-Zikusoka, CEO di Conservation Through Public Health e una delle autrici dello studio. “È necessaria un’azione per limitare i rischi di malattia causati dai turisti che visitano i gorilla di montagna”.

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