Un pezzo di asteroide è arrivato sulla Terra e ora tutti ne vogliono un po’

Ha avuto successo l’incredibile missione giapponese Hayabusa2 che ha visto una sonda raggiungere l’asteroide Ryugu, largo poco meno di un chilometro, a giugno 2018, quando si trovava a quasi 4 milioni di chilometri di distanza da noi, quasi 10 volte la distanza media tra la Terra e la Luna.
Dopo l’approccio, la sonda ha analizzato vari dettagli dell’asteroide per poi prelevare pezzi del suolo con una manovra rischiosissima (ricordiamo che si tratta di un oggetto in rotazione oltre che proiettato a forte velocità nella sua orbita) per poi riportarli sulla Terra. La capsula è infatti riuscita ad atterrare con il suo prezioso carico, da poche ore, in una area remota che si trova circa 500 km al nordovest di Adelaide, in Australia.

Navicella giapponese Hayabusa2

La navicella giapponese Hayabusa2 fu lanciata nel dicembre del 2014 e ha raggiunto l’asteroide Ryugu il 27 giugno 2018. Oltre ad analizzare l’asteroide a distanza, la sonda ha inviato varie minisonde sulla superficie stessa dell’asteroide, tra cui alcuni rover saltellanti, per esaminarla ancora di più in dettaglio.
Nell’aprile del 2019, poi, la sonda ha letteralmente sparato un proiettile di 2,5 kg sulla superficie dell’asteroide creando un mini cratere di 10 metri. La sonda si è poi calata nel cratere e ha raccolto i campioni per poi staccarsi definitivamente dall’asteroide nel novembre del 2019 onde dirigersi verso casa.

Missione già riuscita nel 2010

Non è la prima volta che si riesce a raccogliere un campione di asteroide che poi viene riportato sulla Terra. Già in passato la stessa agenzia spaziale giapponese aveva fatto la stessa cosa, nel corso della missione Hayabusa, con l’asteroide Itokawa, raggiunto da una sonda nel 2005 dopo un viaggio di 290 milioni di chilometri. La sonda era poi tornata sulla terra nel 2010 riportando campioni dell’asteroide.

Circa 100 mg di polvere dell’asteroide Ryugu

In quel caso, però, erano stati raccolti solo pochi milligrammi:nel caso di Ryugu il materiale raccolto dovrebbe essere ben di più, forse più di 100 mg. Inoltre Ryugu è un asteroide ancora più interessante perché è un asteroide di tipo C, uno di quelli ricchi di acqua e composti organici basati sul carbonio che possono dirci molto sulle teorie secondo le quali il materiale per la nascita della vita sulla Terra, l’acqua e gli stessi composti organici, sono arrivati proprio grazie agli asteroidi.
Quel che è certo, come spiegano gli stessi funzionari della JAXA, l’agenzia spaziale giapponese, è che questi materiali, che poi hanno formato gli oceani sulla Terra e hanno favorito l’innesco della vita, si trovavano già nella nube primordiale che circondava il Sole e che ha dato origine a tutti i pianeti che girano intorno ad esso. Poter studiare questi materiali incontaminati si rivela dunque di importanza fondamentale.

Già diversi laboratori si sono “prenotati”

Proprio perché questi campioni sono interessantissimi, sono già diversi laboratori in tutto il mondo che si sono “prenotati” per avere anche pochi milligrammi di questa preziosa roccia. Il vantaggio di avere campioni prelevati direttamente da un asteroide, corpi che comunque cadono di continuo sulla Terra, sta nel fatto che, nel caso di impatti sul nostro pianeta i materiali degli asteroidi stessi vengono pesantemente modificati dal viaggio attraverso l’atmosfera della Terra oltre che dal tempo che trascorrono sul nostro pianeta.

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