Un ricercatore vuole mappare in 3D tutta la terraferma col laser per archiviarla

Inizialmente Chris Fisher, un archeologo dell’Università Statale del Colorado, aveva fondato l’Earth Archive per conservare le documentazioni relative alle antiche città e ai siti costruiti dalle antiche popolazioni. Tuttavia il metodo che ha utilizzato, una scansione laser effettuata da velivoli, e la situazione odierna per quanto riguarda il clima lo hanno convinto che non passerà molto tempo prima che cominceremo a perdere una parte molto importante del nostro patrimonio culturale, come spiega un articolo sul Guardian.

Con il riscaldamento globale in corso, l’ambiente terrestre cambierà radicalmente e molti siti archeologici o paesaggi naturali, geologici o ecologici, scompariranno.
“Abbiamo davvero un limite di tempo per registrare queste cose prima che la Terra cambi radicalmente”, dichiara il ricercatore che afferma che bisogna cominciare a mappare, documentare e preservare questi tesori prima che scompaiano del tutto.

Il ricercatore utilizza una tecnica basata su un laser trasportato da un aereo. Il laser scansione la superficie terrestre emettendo impulsi laser. Un particolare strumento sul veicolo misura poi il tempo trascorso dall’emissione dell’impulso fino al suo ritorno. Con questi dati combinati con quelli sulla posizione o altri quali fotografie aeree o satellitari, è possibile creare una mappa 3D anche di un’area molto vasta.

Il ricercatore ha per esempio utilizzato questo metodo per mappare in 3D diverse città costruite da antiche popolazioni e “nascoste” nel profondo della giungla centroamericana o sudamericana.
Questa tecnica permette di scansionare cose sul terreno con una risoluzione di 20 cm, la risoluzione di un mattone da costruzione come spiega lo stesso Fisher.

Il ricercatore si è ripromesso, dunque, di mappare tutta l’area terrestre del pianeta. La terraferma rappresenta circa 29% della superficie terrestre e già questo lascia intendere quanto maestoso possa essere questo proposito.
Tuttavia lo stesso ricercatore andrà per ordine di importanza: le prime aree da mappare saranno quelle più minacciate, cominciando da quelle costiere che potrebbero essere presto sommerse dal mare a causa dell’innalzamento del livello degli oceani. Si passerà poi all’Amazzonia per finire con le calotte di ghiaccio.

Tutti i dati saranno inseriti in un database open source utilizzabile da chiunque, da archeologi, geologi, e ambientalisti.
Quanto costerà un progetto del genere? Secondo Fisher ci sarebbe inizialmente bisogno di 15 milioni di dollari solo per scansionare la maggior parte dell’Amazzonia in due o tre anni.

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