Un’ora di streaming al giorno per un anno emette 160 kg di CO2

Credito: solarismutabor, Pixabay, ID: 5837826

Spesso pensiamo ad Internet come ad un mezzo che, nel corso del tempo, ci ha permesso di ridurre le emissioni di gas serra e di salvaguardare l’ambiente. Questo è vero perché invece di eseguire azioni di persona, che comunque ci farebbero usare veicoli o mezzi pubblici che inquinano l’ambiente, eseguiamo queste azioni su Internet, anche solo per comunicare con un’altra persona. Tuttavia un nuovo studio condotto da una professoressa di geografia umana della scuola di scienze sociali della Macquarie University, Jessica McLean, ci informa del fatto che anche la vita on-line produce il suo inquinamento.

I dispositivi vanno costruiti

Anzi, l’attività digitale ha un impatto sull’ambiente sorprendentemente alto tanto che la stessa ricercatrice di recente ha pubblicato anche un libro su questo argomento. Le attività on-line si traducono in emissione di gas serra a causa di vari fattori: l’utilizzo dei nostri computer o dei nostri dispositivi e le risorse che sono state usate per costruire questi dispositivi nonché l’utilizzo (e ancora una volta le risorse per costruirli) dei vari data center e delle varie apparecchiature che permettono sostanzialmente la stessa esistenza di Internet. Anche solo per costruire tutti questi dispositivi c’è bisogno di vari materiali e metalli che ovviamente vanno estratti.

Le emissioni di una mail

La ricercatrice ha eseguito qualche stima molto interessante. Un’ora di videoconferenza arriva ad emettere più di un chilogrammo di anidride carbonica e richiede in media 12 litri di acqua. Per le e-mail i discorsi possono essere diversi: una breve e-mail inviata da uno smartphone e ricevuta da un altro smartphone tramite Wi-Fi procura l’emissione di 0,3 grammi di anidride carbonica. La stessa e-mail inviata da laptop a laptop procura l’emissione di 17 grammi di anidride carbonica mentre una mail più lunga con un allegato da laptop produce 50 grammi di anidride carbonica.

Le emissioni dell’archiviazione dei dati e dello streaming

Parlando della archiviazione di tutti i nostri dati (foto, audio, video e testo nonché documenti di altra natura) lo studio stima che l’accumulo di questi dati in un normale data center statunitense procura 0,2 tonnellate di anidride carbonica di emissione ogni anno per ogni 100 GB di spazio. E per lo streaming? I ricercatori prevedono che solo un’ora di streaming in HD ogni giorno per un anno procura l’emissione di 160 kg di CO2 ma basta passare alla definizione standard per scendere a soli 8 kg di CO2 all’anno.

Il caso limite dei supercomputer

Quelli che consumano di più, però, restano i supercomputer, spesso usati dagli scienziati, in particolare dagli astronomi. I ricercatori calcolano che solo gli astronomi australiani producono l’emissione di 15 kilotoni di CO2 all’anno. E addestrare un’intelligenza artificiale con un modello di grosse dimensioni può emettere 315 volte più carbonio nell’aria di un volo aereo intorno al mondo.
Tuttavia la ricercatrice ammette che c’è ancora molto da capire sul livello di emissioni “digitali” e molto dipende anche da come le grosse corporazioni di Internet, così come la maggioranza degli individui, adotteranno politiche di utilizzo di energie rinnovabili per i loro sistemi.

Note e approfondimenti

  1. Digital damage: Is your online life polluting the planet? | The Lighthouse
  2. Digital (un)sustainability at an urban university in Sydney, Australia — Macquarie University (DOI: 10.1016/j.cities.2022.103746)

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