Uomini più vulnerabili a COVID 19 rispetto a donne perché hanno più enzimi ACE2 nel sangue

Gli uomini risultano più vulnerabili al virus della COVID-19 rispetto alle donne perché nel loro sangue c’è una più alta concentrazione di un particolare enzima, l’ACE2, che facilita il compito dello stesso virus nell’infettare le cellule. È la conclusione a cui è arrivato un nuovo studio pubblicato oggi sull’European Heart Journal.
I ricercatori hanno infatti scoperto che nel sangue degli esseri umani di sesso maschile la concertazione più elevata di ACE2, un enzima che si trova attaccato alle superfici esterne delle cellule che costituiscono organi quali le arterie, il cuore, i polmoni, i reni dell’intestino, può spiegare perché i maschi morti infetti da COVID-19 sono più delle donne.

Inoltre gli stessi ricercatori hanno fatto un’altra scoperta: quei pazienti con insufficienza cardiaca che assumono farmaci per il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS), ad esempio gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) oppure i bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB), non mostrano questa concentrazione più elevata di ACE2 all’interno del sangue.
“I nostri risultati non supportano la sospensione di questi farmaci nei pazienti COVID-19 come è stato suggerito da precedenti rapporti”, spiega, un professore di cardiologia dell’University Medical Center Groningen che effettuato lo studio.

In effetti alcuni studi condotti recentemente sembrano mostrare che gli inibitori del RAAS potevano aumentare l’ACE2 nel sangue, cosa che avrebbe poi aumentato i rischi per pazienti che assumevano questi farmaci e che erano stati infettati dal virus della COVID-19. Tuttavia questo studio, che comunque ha analizzato solo le concentrazioni di ACE2 nel plasma e non nei tessuti, come quelli dei polmoni, mostra che non è così.

“L’ACE2 è un recettore sulla superficie delle cellule. Si lega al coronavirus e gli consente di entrare e infettare le cellule sane dopo che è stato modificato da un’altra proteina sulla superficie della cellula, chiamata TMPRSS2. Livelli elevati di ACE2 sono presenti nei polmoni e, pertanto, si ritiene che svolgano un ruolo cruciale nella progressione dei disturbi polmonari correlati a COVID-19”, spiega ancora Voors.

I ricercatori hanno svolto lo studio analizzando i campioni di sangue di pazienti con insufficienza cardiaca provenienti da 11 paesi dell’Europa. Questa potrebbe essere la prima ricerca che collega le concentrazioni del plasma di ACE2 e l’uso di farmaci bloccanti del sistema renina-angiotensina-aldosterone nei pazienti con patologie cardiovascolari, come spiega Voors secondo il quale proprio in questo studio non sono state trovate prove che gli inibitori ACE e ARB possano essere collegati a livelli più alti di ACE2 nel plasma.

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