Uragani atlantici aumentati negli ultimi 150 anni ma c’è stata una “pausa” anomala

Credito: Ryan DeBerardinis, Shutterstock, ID: 1176255829

La frequenza degli uragani del Nord Atlantico sta aumentando e lo dimostrano anche i risultati di un nuovo studio condotto da ricercatori del MIT e ora presente su Nature Communications. I ricercatori hanno ricostruito la storia climatica degli uragani dei cicloni tropicali per scoprire che gli uragani del nordatlantico sono aumentati nel corso degli ultimi 150 anni anche sembra ci sia stata una pausa anomala durante gli anni 70 e 80 del secolo scorso. Ad aumentare, soprattutto, sono stati i grandi uragani, sicuramente più frequenti oggi rispetto al passato. Oltre ad essere più frequenti sembrano anche più potenti.

Cambiamento riguardo alla frequenza degli uragani

Kerry Emanuel, professore nel Dipartimento di Scienze della Terra del MIT e autore dello studio, crede che i risultati cambieranno l’interpretazione degli effetti del clima sugli uragani del nordatlantico. Il cambiamento riguardo alla frequenza degli uragani in quest’area potrebbe essere stato causato dal riscaldamento globale in corso ma questo è un fenomeno che comunque non risulta uniforme globalmente. I risultati dello studio, come spiegano i ricercatori, suggeriscono infatti che i cambiamenti delle attività dei cicloni tropicali nel Nord Atlantico sono da attribuire a cambiamenti climatici regionali e non globali.

I dati

I ricercatori hanno usato un database conosciuto come International Best Track Archive for Climate Stewardship (IBTRACS). Nel database sono presenti dati provenienti da varie fonti, tra cui dati raccolti da velivoli oppure da satelliti che risalgono agli anni 40 del secolo scorso. Altri dati sono stati raccolti da navi che si trovavano il percorso delle tempeste. In questo caso i dati risalgono fino al 1851.

La simulazione

In un primo momento i ricercatori non avevano trovato anomalie nella frequenza degli uragani nel corso dell’ultimo secolo e mezzo. Poi hanno voluto fare una simulazione: hanno digitalizzato i dati raccolti creando delle mappe degli uragani scoprendo che diversi di questi ultimi sono andati persi nelle registrazioni. Hanno quindi stimato gli uragani “persi” e li hanno aggiunti. Hanno utilizzato una tecnica di downscaling dinamico per capire gli effetti del cambiamento climatico sugli uragani e per effettuare una simulazione del clima globale scoprendo che c’è stato un aumento dell’attività degli uragani nell’Atlantico fin dalla metà del XIX secolo, una cosa che Emanuel non si aspettava di scoprire, come egli stesso riferisce il comunicato del MIT.

La pausa anomala negli anni 70 e 80

I ricercatori hanno scoperto anche una sorta di anomalia, una specie di “siccità da uragani”. Durante gli anni 70 e 80 del secolo scorso il numero delle tempeste sembra essere diminuito ma solo momentaneamente. Secondo Emanuel questa “pausa” è da ricondurre agli aerosol di solfato. Forse questi ultimi hanno provocato una sorta di cascata di effetti climatici i quali, in un processo a catena, hanno provocato un effetto di raffreddamento nel nordatlantico e quindi hanno soppresso la formazione delle tempeste temporaneamente.

Note e approfondimenti

  1. Climate modeling confirms historical records showing rise in hurricane activity | MIT News | Massachusetts Institute of Technology
  2. Atlantic tropical cyclones downscaled from climate reanalyses show increasing activity over past 150 years | Nature Communications (DOI: 10.1038/s41467-021-27364-8)

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