Uso di marijuana durante gravidanza può portare a maggior rischio di psicosi nel nascituro

Il consumo di cannabis durante la gravidanza può portare a rischio di sviluppo di psicosi nel nascituro. Lo propone uno studio, condotto dalla Washington University di St. Louis. L’aumento di rischio risulterebbe lieve ma comunque esistente, secondo Jeremy Fine, principale autore dello studio.

Questo studio si innesta, tra l’altro, in tante altre ricerche che fanno da sfondo alla crescente preoccupazione riguardo al diffondersi dell’utilizzo della marijuana, aumento probabilmente dovuto anche al fatto che la stessa marijuana è stata riconosciuta, negli ultimi anni, come efficace medicinale o antidolorifico.
L’aumento dell’utilizzo della marijuana sta avvenendo, tra la preoccupazione generale, anche tra le donne incinte, secondo vari studi.

Lo studio di Fine, apparso su JAMA Psychiatry, suggerisce che almeno le donne incinte dovrebbero fare a meno di questa abitudine anche perché gli effetti sul nascituro non sono ancora ben chiariti del tutto.
Secondo Ryan Bogdan, professore di scienze del cervello e autore senior dello studio, i maggiori rischi di psicosi nel nascituro sarebbero da spiegare nel “sistema dei recettori endocannabinoidi che potrebbe non essere in vigore durante le prime settimane di gravidanza”.

Ciò vuol dire che la madre può fumare o inalare marijuana anche prima di sapere di essere incinta, portando dunque dei danni al feto appena sviluppatosi.
La causa è da ricercare nel tetraidrocannabinolo (THC), il componente principale psicoattivo della marijuana, che si lega ai recettori endocannabinoidi imitando questi ultimi e attraversando la barriera placentare accedendo direttamente al feto.
“Questo studio solleva l’intrigante possibilità che ci possano essere finestre di sviluppo durante le quali l’esposizione alla cannabis potrebbe aumentare il rischio di psicosi”, riferisce il ricercatore.

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