Ustioni di bambini, applicare acqua fredda è primo approccio migliore

Raffreddare con acqua corrente la parte del corpo appena ustionata di un bambino è il metodo migliore per ridurre le probabilità dei seguenti innesti cutanei e in generale di procedure chirurgiche secondo un nuovo studio pubblicato su Annals of Emergency Medicine.

Lo dichiara molto chiaramente Bronwyn R. Griffin, ricercatore del Centro di ricerca sulla salute dei bambini dell’Università del Queensland (Australia) che ha pubblicato lo studio: se un bambino si ustiona, il primo trattamento dovrebbe essere quello rappresentato da 20 minuti di applicazione di acqua corrente fredda. Quest’ultima, infatti, si rivela più efficace e la sua utilità si protrae anche fino a tre ore dopo la lesione.

Lo studio si è avvalso di dati relativi a bambini che si sono ustionati e che hanno ricevuto, una volta entrati nel pronto soccorso, una terapia iniziale con 20 o più minuti di raffreddamento con acqua.
Questo approccio iniziale riduceva le probabilità del bisogno di un innesto cutaneo di oltre 40%. Inoltre questo approccio era collegato ad una riduzione delle probabilità di ricovero in ospedale (del 35,8%) e dalla riduzione delle probabilità di un’operazione chirurgica (del 42,4%).

Ciò si rivela importante anche perché guarire più rapidamente comporta un minor rischio che restino cicatrici sul corpo.
Lo stesso studio sottolinea che il primo trattamento con acqua corrente risultava migliore anche delle alternative rappresentate perlopiù da una trattamento con aloe, gel, compresse burri o albumi, per esempio.

“Che tu sia un genitore o un paramedico, si consiglia vivamente di somministrare 20 minuti di acqua corrente fredda sull’ustione di un bambino. Questo è il modo più efficace per ridurre la gravità del danno tissutale da tutte le ustioni termiche”, riferisce Griffin.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Disclaimer medico

Notizie scientifiche.it è un sito di notizie, non di consigli medici. Leggi anche il nostro disclaimer medico.

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook