Veleno di serpenti a sonagli per trattare dolore forse utilizzabile in futuro

Crotalus durissus terrificus (credito: Chucao, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Un nuovo studio apparso sulla rivista Toxins analizza ancora una volta la crotossina, una sostanza velenosa prodotto dal serpente a sonagli sudamericano Crotalus durissus terrificus.
Questa sostanza è già stata analizzata in altri studi in passato, studi che hanno mostrato la sua efficacia soprattutto in campo analgesico e antinfiammatorio ma anche in quello antitumorale.

Si tratta di un paralizzatore muscolare potente quanto la tossina botulinica ma che in realtà non è praticamente utilizzabile, come medicinale per gli esseri umani, per il suo alto livello di tossicità.
Questo studio mostra che il suo livello di tossicità può essere ridotto se la sostanza viene incapsulata in un materiale che originariamente è stato creato per l’utilizzo nelle formulazioni di vaccini, ossia la silice nanostrutturata SBA-15.

“Le persone che rispondono male ai vaccini di solito hanno macrofagi che catabolizzano l’antigene molto rapidamente, quindi non c’è tempo per i loro linfociti di indurre una risposta completa in termini di produzione di anticorpi”, riferisce Osvaldo Sant’Anna, uno degli autori dello studio. “La ricerca ha dimostrato che la silice nanostrutturata rallenta i macrofagi.”

I ricercatori hanno svolto esperimenti sui topi e sui cavalli scoprendo che la silice rendeva gli antigeni meno potenti e riduceva la tossicità della crotossina.
“Abbiamo scoperto che i recettori muscarinici e adrenergici, che agiscono sul sistema nervoso, e i recettori del formile, che sono bersagli per i composti antinfiammatori naturali, sono stati coinvolti nell’azione del complesso crotossina/silice. In altre parole, non vi sono stati cambiamenti nel meccanismo d’azione”, riferisce Morena Brazil Sant’Anna, altra ricercatrice impegnata nel progetto.

Saranno necessarie ulteriori ricerche, tuttavia, affinché questa combinazione possa tramutarsi in un farmaco utilizzabile e, come affermano gli stessi ricercatori, l’utilizzo su larga scala della crotossina, una grande e complessa molecola difficile da replicare in laboratorio, risulta ancora molto lontano.

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