Velocità dello scioglimento del ghiaccio artico: siamo solo all’inizio?

Un nuovo studio mostra che i tassi di velocità dello scioglimento dei ghiacci che circondano la costa antartica erano molto più veloci durante l’ultimo periodo dell’ultima era glaciale. In quel periodo i ghiacci si scioglievano fino a 50 metri al giorno, una velocità superiore rispetto ai tassi di scioglimento rilevati oggi con i satelliti. Lo afferma uno nuovo studio apparso su Science.

In realtà non si tratta di una notizia così positiva così come potrebbe apparire di primo acchito: questi dati suggeriscono, infatti, che non ci siamo neanche avvicinati alle velocità di scioglimento limite per quanto riguarda il ghiaccio che oggi circonda all’antartico.
Questo a sua volta significa che se il cambiamento climatico in corso che vede un riscaldamento globale dovesse continuare,, durante i prossimi decenni potremmo arrivare a vedere tassi simili di ritirata del ghiaccio, qualcosa che avrebbe implicazioni molto profonde per l’ambiente a causa dell’innalzamento molto sensibile del livello dei mari globalmente.

Lo studio è stato condotto da ricercatori dello Scott Polar Research Institute dell’Università di Cambridge. Gli scienziati hanno analizzato il fondale antartico arr arrivando ivano a calcolare la velocità con cui il ghiaccio si ritirava circa 12.000 anni fa, durante un evento di subglaciazione regionale.
Grazie ad immagini ad una risoluzione senza precedenti ottenute tramite un particolare veicolo subacqueo autonomo, gli scienziati hanno raccolto informazioni che nessun satellite avrebbe mai potuto raccogliere per quanto riguarda i tassi di assottigliamento del ghiaccio antartico di epoche precedenti.

Integrando poi questi dati con quelli raccolti da droni e satelliti i ricercatori sono riusciti ad ottenere informazioni molto precise riguardo le piattaforme di ghiaccio Larsen A e B, piattaforme che hanno cominciato a sciogliersi in maniera molto più rapida dal 1998 e dal 2002 rispettivamente.
I ricercatori hanno avuto anche la conferma che le correnti d’acqua più calde stanno letteralmente divorando il ghiaccio dal basso così come le temperature dell’aria durante l’estate stanno accelerando lo scioglimento dall’alto. I due effetti in contemporanea stanno assottigliando sempre di più le piattaforme ghiacciate e i ghiacciai stanno scorrendo sempre più velocemente verso il mare.

Era ciò che avveniva, in maniera ancora più aggressiva, anche 12.000 anni fa quando ghiaccio si ritirava con velocità fino a 40-50 metri al giorno, quasi 10 km all’anno mentre oggi siamo intorno a 1,6 km all’anno, una velocità di scioglimento che credevamo molto alta e che invece, con questi nuovi dati, è in realtà una velocità ancora relativamente bassa.
“Ora sappiamo che il ghiaccio è in grado di ritirarsi a velocità molto superiori a quelle che vediamo oggi. Se i cambiamenti climatici dovessero continuare a indebolire le calotte glaciali nei prossimi decenni, potremmo vedere simili tassi di ritirata, con profonde implicazioni per l’innalzamento del livello del mare globale”, dichiara Julian Dowdeswell, direttore dello Scott Polar Research Institute.

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