Venti dei buchi neri possono arrestare crescita delle galassie nane

Galassie nane con un buco nero al centro che hanno un deflusso spazialmente esteso (credito: Sloan Digital Sky Survey)

I buchi neri nelle galassie più piccole, nello specifico di quelle nane, possono provocare venti che hanno un impatto negativo sulla formazione stellare fino a determinare la mancata crescita della galassia stessa secondo un nuovo studio condotto da astronomi dell’Università della California a Riverside.

Per “galassia Nana” si intende una galassia di limitate dimensioni che può avere da 100 milioni di stelle fino a qualche miliardo (si stima, per fare un raffronto, che la via Lattea abbia tra 200 e 400 miliardi di stelle).
Spesso le galassie nane restano gravitazionalmente attaccate, in pratica orbitano, intorno alle galassie più grandi e anche intorno alla via Lattea ce ne sono diverse.

Gabriela Canalizo, professoressa di fisica e astronomia che ha guidato lo studio, dichiara che il team ha scoperto venti provenienti dai buchi neri collocati al centro di queste galassie risultano molto più forti di quanto pensato.
I ricercatori, che hanno pubblicato il proprio studio sull’Astrophysical Journal, hanno utilizzato i dati dello Sloan Digital Sky Survey. In particolare si sono soffermati su 50 galassie nane, 29 delle quali mostravano chiaramente un buco nero al loro centro. Sei di queste 29 galassie, poi, hanno mostrato la presenza di forti venti rappresentati da deflussi di gas ionizzati ad alta velocità che provenivano proprio dal centro.

Sono riusciti anche a misurare la forza e lo spostamento di questi eventi utilizzando il telescopio Keck alle Hawaii e si sono accorti che questi stessi venti potevano influenzare la quantità di formazione stellare, quindi anche la struttura delle stesse galassie.
Poter comprendere la struttura delle galassie nane è importante perché spesso le galassie “classiche”, ossia quelle più grandi come la nostra, si formano proprio dall’unione di più galassie nane. Queste ultime possono essere dunque considerata come “fossili” da studiare per capire la struttura delle galassie, come spiega Christina M. Manzano-King, dottoranda nel laboratorio della Canalizo e prima autrice dello studio.

I venti sono provocati dal fenomeno di caduta del materiale nel buco nero centrale: l’area intorno a quest’ultimo si scalda sempre di più a causa dell’attrito e questo, unito ai forti campi gravitazionali del buco nero stesso, provoca il rilascio di forti fonti di energia. Quest’ultima, a sua volta, spinge il gas che ruota intorno al buco nero verso l’esterno fino allo spazio intergalattico.
Di solito quando questi venti provenienti dai buchi neri non fuoriescono dalla galassia stessa possono comprimere il gas e quindi contribuire alla formazione delle stelle ma non è questo il caso di queste galassie nane.

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