Virus della COVID-19 circolava in pipistrelli già da anni 60-70 del secolo scorso

Il nuovo coronavirus, o meglio il suo parente più stretto, potrebbe aver circolato nei corpi di vipistrelli per decenni prima di eseguire il “salto” negli esseri umani secondo un nuovo studio apparso su Nature Microbiology.
Secondo quanto dichiara Maciej Boni, un esperto di malattie infettive dell’Università Statale della Pennsylvania nonché autore principale dello studio, probabilmente il virus circolava già dagli anni 60 o 70 del secolo scorso, probabilmente anche prima, nei pipistrelli, del tutto inosservato.

Questo nuovo studio, dunque, rafforza la teoria secondo la quale i pipistrelli sarebbero stati il “serbatoio” principale del virus SARS-CoV-2, quello che ha infettato gli esseri umani ha provocato la pandemia mondiale iniziata a dicembre dello stesso anno.
Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno utilizzato le informazioni riguardo alle mutazioni del virus. Queste ultime possono essere usate come una specie di orologio molecolare, come spiega Todd Castoe, ricercatore della UT-Arlington ed altro autore dello studio. Più mutazioni ha subito il virus, più si è evoluto e più è lungo il suo albero genealogico.

I ricercatori hanno scoperto, analizzando proprio “l’albero genealogico” del SARS-CoV-2, che si è staccato dal suo omologo che vive nei pipistrelli. Questi omologhi del SARS-CoV-2 potrebbero essere emersi già negli anni 40 del secolo scorso.
Con l’aumentare della popolazione e con l’aumentare dell’urbanizzazione, gli animali selvatici una volta più isolati stanno entrando sempre più in contatto con l’uomo e ciò sta favorendo sempre di più l’interazione e quindi il rischio del fatidico “salto” che questi virus hanno dimostrato di poter fare da una specie all’altra.

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