Virus Zika può attaccare anche cervelli adulti e causare deficit di memoria

I ricercatori hanno scoperto che il virus Zika può infettare anche il cervello di persone adulte (credito: Fernanda Barros Aragão)

Il virus Zika, che negli ultimi anni ha attirato le attenzioni non solo in ambito scientifico, è stato oggetto di ricerca da parte di un gruppo di neuroscienziati dell’Università Federale di Rio de Janeiro, In Brasile.

Virus Zika può infettare anche tessuto umano adulto

I ricercatori hanno esposto di piccoli frammenti di tessuto cerebrale umano adulto al virus Zika a sua volta isolato da un paziente infetto.
I ricercatori si sono accorti che il virus può infettate non solo i neuroni ancora immaturi nel cervello in via di sviluppo ma può infettare e può depositarsi anche nel tessuto umano adulto.
In questo modo può produrre nuove copie e quindi infettare aree ancora più estese.

Virus Zika produce deterioramento della memoria

Hanno quindi iniettato il virus Zika nel cervello dei topi ed hanno notato un deterioramento della memoria, caratteristica che persisteva anche dopo che il virus era stato sconfitto dall’organismo. Questa cosa, inoltre, come riferiscono Claudia P. Figueiredo e Sergio T. Ferreira, che hanno condotto la ricerca insieme al virologo Andrea Da Poian, mostra che le principali aree dove il virus Zika si replica nel cervello sono quelle responsabili dell’apprendimento e dell’elaborazione della memoria.

Virus Zika provoca risposta infiammatoria nel cervello

Gli stessi ricercatori hanno infine dimostrato che l’infezione da virus Zika è causa di una forte risposta infiammatoria nel cervello dei topi e ciò provocava l’attivazione della microglia, ossia le cellule immunitarie Nel cervello.
Fernanda Barros-Aragão, una delle autrici dello studio, così spiega questa risposta infiammatoria: “I neuroni comunicano attraverso regioni altamente specializzate chiamate sinapsi. Sorprendentemente, abbiamo scoperto che la microglia che si attiva in modo aberrante sull’infezione da un attacco ZIKV attacca e inghiotte le sinapsi. Ciò compromette la comunicazione tra i neuroni e, quindi, la formazione di nuovi ricordi. È interessante notare che, quando gli animali sono stati trattati per circa una settimana con farmaci antinfiammatori in grado di bloccare l’attivazione della microglia, hanno recuperato la memoria”.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Disclaimer medico

Notizie scientifiche.it è un sito di notizie, non di consigli medici. Leggi anche il nostro disclaimer medico.

Resta aggiornato su Facebook