Vita extraterrestre, ecco perché bisogna cercare tracce tecnologiche

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Gli scienziati che studiano il cosmo alla ricerca di vita extraterrestre intelligente cercano perlopiù le cosiddette “tecnofirme” e non tracce di pura vita biologica, molto più difficili da individuare sulla lunga distanza e comunque non collegabili direttamente al concetto di intelligenza. Se, per esempio, su Marte cerchiamo tracce di microrganismi, anche resti fossili, quando cerchiamo vita intelligente ci affidiamo a tecnologie che possano individuare altra tecnologia.

Scoperta di vita biologica o la scoperta di una traccia tecnologica

Un nuovo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters,[1] prende considerazione la oramai classica equazione di Drake e la applica due tipologie di possibili scoperte che possiamo fare in relazione alla vita extraterrestre intelligente: la scoperta di vita biologica o la scoperta della traccia tecnologica di una società avanzata.

Durata del tempo durante il quale la scoperta di vita extraterrestre può essere fatta

Esiste un fattore nell’equazione di Drake, contraddistinto dalla lettera “L”, che indica la durata del tempo durante il quale la scoperta di vita extraterrestre può essere fatta. Si tratta di un fattore molto importante in quanto permette ad una seconda civiltà di avere il tempo di svilupparsi e allo stesso tempo di sviluppare tecnologie tramite le quali individuare una prima civiltà. E qui sta il vantaggio del cercare tracce tecnologiche. Mentre la traccia biologica sostanzialmente arriva da un pianeta che deve essere comunque ancora abitabile e può essere dunque limitata nel tempo, una traccia tecnologica può essere trovata per periodi molto più lunghi. In sostanza la tecnologia è molto più longeva della biologia perché può sopravvivere ad essa.

Tecnologia può sostanzialmente “sopravvivere” all’infinito

La tecnologia può sostanzialmente “sopravvivere” all’infinito. Si parla delle macchine “autoreplicanti”, come le cosiddette sonde di von Neumann, che viaggiano per il cosmo e di tanto in tanto raccolgono risorse da altri pianeti o corpi cosmici per costruire altre sonde le quali ripartono e ripetono questo processo praticamente all’infinito. Una traccia come questa sarebbe rilevabile per tempi molto più lunghi rispetto ad una traccia di tipo biologico.
In tal senso la tecnologia creata da una società avanzata potrebbe sopravvivere non solo al pianeta di origine di quelle stesse forme di vita ma anche alla stella e al sistema di cui il pianeta fa parte.

Equazione di Drake non tiene troppo di conto delle tracce tecnologiche

Secondo i ricercatori, dunque, è fondamentale cercare non solo “biofirme”, tracce di vita rilevabili ad esempio analizzando l’atmosfera del pianeta, ma anche tecnofirme. Anzi, secondo i ricercatori la stessa equazione di Drake, per come è formulata, porta alla conclusione, in effetti sbagliata, che le firme biologiche devono essere preferite, in un contesto di ricerca di vita extraterrestre, a quelle tecnologiche.
È molto probabile, secondo i ricercatori, che la traccia tecnologica possa essere non solo più longeva, ma anche più abbondante e quindi più rilevabile di quella biologica.

Anche dopo catastrofe globale potremmo riprenderci in tempi relativamente brevi

E ciò potrebbe valere anche per quanto riguarda la possibilità che l’umanità possa essere rilevata da altre forme di vita intelligenti. Anche se una catastrofe potrebbe cancellare, in tempo relativamente breve, buona parte del nostro apparato tecnologico, secondo gli autori dello studio l’umanità, qualora non fosse del tutto estinta, conserverebbe comunque gran parte della sua conoscenza e uno numero di infrastrutture sufficienti per recuperare in maniera relativamente rapida tutta la tecnologia perduta. La stessa umanità, dunque, in pochi decenni o secoli, potrebbe quindi ricominciare ad inoltrare “firme tecnologiche” nel cosmo che potrebbero essere trovate da società aliene intelligenti.

Durata della nostra tecnologia quasi illimitata

Anzi, i tempi per la ripresa da un eventuale catastrofe di natura globale risulterebbero brevi rispetto al tempo della durata dell’abitabilità della Terra. Questo significa che il confine temporale superiore per quanto riguarda la sopravvivenza della nostra tecnologia appare quasi illimitato, almeno in teoria. Anche perché la stessa tecnologia può aiutarci a sopravvivere di fronte ad eventi minacciosi di natura globale, ad esempio deviando un asteroide, mitigando una pandemia o, nei casi ancora più gravi, permettendoci di costruire a “scialuppe di salvataggio” per colonizzare altre parti del nostro sistema.

Note e approfondimenti

  1. The Case for Technosignatures: Why They May Be Abundant, Long-lived, Highly Detectable, and Unambiguous – IOPscience (DOI:/10.3847/2041-8213/ac5824)

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