Vita extraterrestre, nuovo modello statistico per interpretare biofirme creato da scienziati

Uno dei metodi più importanti, ma anche uno dei più difficili da attuare, per capire i livelli di probabilità di esistenza di vita su un pianeta extrasolare è quello di analizzare parte della luce che ci arriva dalla sua atmosfera. Analizzando questo spettro si possono infatti ottenere informazioni molto importanti sui gas che la compongono, informazioni note anche come “firme biologiche”.
Un nuovo modello statistico per interpretare i risultati di questo tipo di ricerca è stato creato da un team di ricercatori dell’EPFL e dell’Università di Roma Tor Vergata.

Quello di analizzare le atmosfere degli esopianeti è un campo di ricerca ad oggi ancora limitato, causa limiti intrinseci dei nostri strumenti di osservazione. Tuttavia si prevede che nei prossimi anni l’osservazione delle atmosfere degli esopianeti tramite spettroscopia risulterà uno dei metodi più importanti in relazione alla scoperta di una eventuale vita extraterrestre.
Saranno infatti diversi gli strumenti, tra telescopi spaziali e telescopi terrestri nonché nuovi avanzamenti nel campo della stessa intelligenza artificiale, che permetteranno ai ricercatori di affrontare ricerche che solo qualche anno prima potevano solo immaginare.

Il nuovo modello sviluppato da ricercatori incorpora nuove tipologie di fattori come il numero delle stelle presenti nella nostra galassia che sono simili al Sole e il numero di pianeti rocciosi che potrebbero orbitare intorno a queste stelle alla distanza giusta per contenere acqua sulla propria superficie. Utilizzando un metodo di statistica bayesiana, ilmodello aiuta nel calcolo della probabilità di vita in base al numero di firme biologiche individuate.
“Intuitivamente, ha senso che se troviamo la vita su un altro pianeta, probabilmente ce ne sono molti altri nella galassia con un qualche tipo di organismo vivente. Ma quanti?” spiega Amedeo Balbi, professore di astronomia e astrofisica del Dipartimento di Fisica di Tor Vergata. “Il nostro modello trasforma questo presupposto intuitivo in un calcolo statistico e ci consente di determinare esattamente il significato dei numeri in termini di quantità e frequenza”.

Alla luce dei tanti dati che verranno raccolti nel corso dei prossimi anni per quanto riguarda gli esopianeti più adatti alla vita, un algoritmo del genere potrebbe essere molto utile per confrontare le varie ipotesi che inevitabilmente si svilupperanno.
Secondo il modello EPFL-Tor Vergata, per esempio, se verrà rilevata in futuro anche una sola “biofirma” su un pianeta distante entro poche decine di anni luce da noi, si potrebbe concludere che le probabilità relative all’esistenza di più di 100.000 esopianeti con vita extraterrestre nella nostra galassia potrebbero essere maggiori del 95%.
Non rilevare invece alcuna firma biologica su un esopianeta in questo range di distanza da noi, non apporterebbe alcuna informazione aggiuntiva sul numero degli eventuali esopianeti che ospiterebbero la vita nel resto della galassia e quindi le probabilità che possano esistere continuerebbero ad essere più o meno le stesse.

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