Vita potrebbe evolvere anche su lune orbitanti intorno a pianeti “erranti”

Credito: ChadoNihi, Pixabay, 571901

Gli scienziati si sono resi conto, già da diverso tempo, che le lune che orbitano intorno ai pianeti più grandi, come quelli gassosi che abbiamo nel nostro sistema solare (in primis Giove e Saturno), possono acquisire il calore necessario per avere acqua liquida dal riscaldamento termico causato dall’attrazione gravitazionale stessa del pianeta. Questi pianeti giganti, con la loro attrazione gravitazionale, tendono a schiacciare e ad allungare ritmicamente la luna (un effetto spesso denominato “marea gravitazionale”). Ciò crea quel calore necessario affinché possa esistere acqua liquida sui satelliti naturali e affinché questi ultimi possano essere geologicamente abbastanza attivi.

Vita su lune che orbitano intorno a pianeti vaganti

Si tratta di un’informazione molto interessante ed importante in quanto l’acqua liquida è uno dei principali elementi che può permettere la vita per come la conosciamo. Questi pianeti gassosi non devono neanche orbitare vicino alla stella in quanto il calore viene provocato solo dall’attrazione gravitazionale nei confronti della luna più piccola.
Sempre gli ultimi anni, è stata confermata la presenza di cosiddetti “pianeti canaglia”. Si tratta di pianeti che non orbitano intorno ad una stella ma che semplicemente vagano per la galassia oppure orbitano intorno ad un oggetto massiccio di tipo non stellare, ad esempio una nana bruna (anche in questo caso non potrebbero contare su calore e luce sufficiente). Ora la domanda esulta spontanea: la vita potrebbe sorgere anche sulle lune che eventualmente orbitano intorno a questi pianeti “erranti”?

L’effetto di “marea gravitazionale” e i raggi cosmici sarebbero d’aiuto

Per rispondere a questa interessantissima domanda un team di ricercatori ha pubblicato un nuovo studio sull’International Journal of Astrobiology.[1]
I ricercatori si sono chiesti se le esolune intorno ai pianeti giganti possano risultare abitabili per la vita così come la conosciamo per un periodo abbastanza lungo da consentire l’evoluzione della stessa vita. Se quelle lune che orbitano intorno a pianeti che a loro volta orbitano intorno a delle stelle possono contare comunque su un po’di luce e su un po’di calore proveniente dalla stella stessa, per le lune dei pianeti canaglia questo discorso non si può fare. Secondo i ricercatori in questo caso il riscaldamento provocato dall’effetto di “marea gravitazionale”, unito all’azione di ionizzazione eseguita dai raggi cosmici, potrebbe intestare l’evoluzione di un di un’atmosfera sulla luna abbastanza densa e corposa da permettere un certo livello di stabilità termica a lungo termine e, dunque, la presenza di acqua liquida sulla superficie e l’evoluzione della vita stessa.

Modello di un’esoluna di massa terrestre

I ricercatori hanno preso in considerazione un’esoluna di massa terrestre che orbita intorno ad un pianeta vagante con la massa di Giove. Secondo i calcoli effettuati dagli scienziati, una luna del genere potrebbe mantenere una buona quantità di acqua liquida sulla propria superficie affinché la vita possa sorgere ed evolvere più o meno come è avvenuto sulla Terra. Non si parla di quantità di acqua come quelle presenti sulla Terra ma comunque di un quantitativo sufficiente affinché la vita possa originarsi ed evolversi per un tempo sufficiente.
In futuro le atmosfere di queste lune abitabili potrebbero essere analizzate sulla lunghezza d’onda dell’infrarosso o tramite i radiotelescopi.
In sostanza ci stiamo concentrando così tanto sui pianeti per cercare le prove di presenza di vita quando invece la vita sui pianeti potrebbe essere l’eccezione mentre la regola potrebbe essere rappresentata dalla vita sulle esolune.

Note e approfondimenti

  1. Presence of water on exomoons orbiting free-floating planets: a case study | International Journal of Astrobiology | Cambridge Core (IA) (DOI: 10.1017/S1473550421000173)

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