Vita su Marte, ecco come tracce potrebbero essere state spazzate via

Rover Curiosity della NASA Marte (credito: NASA)

Eventuali tracce di vita presenti miliardi di anni fa su Marte potrebbe essere state spazzate via dal flusso di acqua salata proveniente dal sottosuolo secondo un comunicato emesso sul sito del Jet Propulsion Laboratory della NASA. I dati sono arrivati dal rover Curiosity che ha fatto una scoperta definita come “sorprendente”: raccogliendo e analizzando campioni delle rocce sedimentarie superficiali del pianeta, molto ricche di argilla, da un’area del cratere Gale provocato dall’impatto di un asteroide avvenuto 3,6 miliardi di fa, il rover ha scoperto che uno dei campioni conteneva solo la metà della quantità di minerali argillosi previsti.

“Anomalia” in uno dei campioni prelevati da Curiosity

Questo campione conteneva infatti un quantitativo maggiore di ossidi di ferro, quelli che fanno apparire il pianeta come rosso. I ricercatori spiegano questa “anomalia” nella presenza della cosiddetta “salamoia”: enormi quantitativi di acqua molto salata, nel lontano passato di Marte, sono infatti fuoriusciti dal sottosuolo, tramite gli strati di argilla, destabilizzando i minerali in essi presenti e spazzandoli letteralmente via.
Durante questo processo quest’acqua salata, andando a sostituire l’acqua dolce del lago che una volta era presente nel cratere, potrebbe aver determinato anche la scomparsa delle eventuali tracce che queste forme di vita avrebbero potuto lasciare su queste rocce.

Salamoia ha cancellato strati di roccia e forse anche tracce di vita

Come spiega Tom Bristow, l’autore principale dello studio,[1] prima di questa scoperta si pensava che i minerali presenti negli strati argillosi sul fondo del cratere Gale fossero rimasti nella stessa posizione per miliardi di anni dal momento della loro formazione. Evidentemente non è così perché la formazione delle salamoie sulla superficie del pianeta ha essenzialmente cancellato questi strati dalla roccia.

Non tutte le speranze sembrano essere perdute

Tuttavia, per quanto riguarda la ricerca di vita sul pianeta rosso, non tutte le speranze sembrano essere perdute: secondo i ricercatori anche se quest’acqua salatissima avesse spazzato via le eventuali tracce fossilizzate di Microrganismi, lo stesso flusso di acqua potrebbe aver permesso la nascita o la moltiplicazione di altre forme di vita che potrebbero averne preso il posto.
Nuove forme di vita, infatti, potrebbero aver approfittato di nutrienti chimici, che comunque potrebbero essere stati presenti nell’acqua salata, moltiplicandosi prosperando.Si tratta di un processo che abbiamo osservato tra l’altro anche qui sulla Terra e che viene denominato “diagenesi”.

Bisogna cercare e analizzare altri campioni

Quello che bisogna fare è cercare e analizzare quanti più campioni è possibile onde comprendere le reali possibilità della presenza di vita sul pianeta in un lontano passato. Intanto le informazioni acquisite con queste analisi risultano comunque molto importanti in quanto ci indicano che ci sono strati delle rocce superficiali del pianeta che potrebbero non aver conservato tracce fossili di microrganismi.
Forse siamo stati anche fortunati perché nello stesso cratere Gale ci sono anche rocce superficiali che non sembrano essere state “colpite” dal fenomeno della salamoia e che sembrano aver conservato le quantità previste di minerali argillosi. Ed è probabilmente proprio su queste rocce che le prossime analisi del rover Curiosity come del rover Perseverance, l’ultimo arrivato sul pianeta, dovranno essere indirizzate.

Note e approfondimenti

  1. Brine-driven destruction of clay minerals in Gale crater, Mars | Science (IA) (DOI: 10.1126/science.abg5449)

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