Vitamina D difende da infezioni nelle ferite della pelle

Staphylococcus aureus (credito: today.oregonstate.edu, Università Statale dell'Oregon)

Secondo nuovi esperimenti condotti da ricercatori dell’Università Statale dell’Oregon (OSU) la vitamina D può essere di grosso aiuto per prevenire le infezioni, in particolare quelle che possono nascere a seguito di ferite sulla pelle.

Secondo i ricercatori, infatti, il trattamento con la vitamina D va a diminuire molto fortemente il numero dei patogeni nelle ferite regolando un importante peptide antimicrobico nel corpo.
Nello studio, pubblicato sul Journal of Steroid Biochemistry and Molecular Biology, viene infatti descritta come la vitamina D, presente in pochi alimenti tra cui fegato di manzo, formaggio, tuorli d’uovo e carne di pesce grasso, promuove la produzione della catelicidina (CAMP), un peptide antimicrobico fatto di cellule immunitarie e cellule che fanno da barriera contro le infezioni.

Lo stesso gene che codifica la catelicidina è presente nell’uomo e in altri primati. In altri mammiferi, tra cui i topi, è presente un gene che gli assomiglia ma che non è attivato dalla vitamina D.
I ricercatori hanno infatti effettuato esperimenti sui topi innestando in quest’ultimi il gene CAMP umano: i roditori mostravano una resistenza maggiore alle infezioni intestinali e da stafilococco sulla pelle.

Adrian Gombart, scienziato dell’OSU, e uno degli autori dello studio, afferma nel comunicato stampa: “Con il nostro modello di topo, abbiamo dimostrato che il trattamento di una ferita della pelle infetta da S. aureus con la forma bioattiva di vitamina D ha ridotto significativamente il numero di batteri nella ferita.”

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